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Le frasi celebri in azienda… di cui possiamo tranquillamente fare a meno

No, questo non è il solito articolo che parla della già nota frase “abbiamo sempre fatto così”, di quello si è già scritto abbastanza. Ho voluto riportare alcune frasi celebri che ho sentito in azienda che per me sono sempre state insopportabili, legate, come spesso accade, a situazioni a volte paradossali, a volte molto spiacevoli, a volte comiche.

Parlando di uno sbaglio commesso “Eh, cosa vuoi che sia…” oppure “suvvia, ciò che non ammazza fa crescere” con la variante “ti fortifica”.

Da parte di un collega: è un modo per semplificare o banalizzare gli errori che sono sempre sintomi di una difficoltà organizzativa, di un bug nel processo che lo rende poco efficiente e che vanno presi in considerazione, analizzati e risolti, non evitati o nascosti. Una frase del genere è sintomatica di un’organizzazione che tende a colpevolizzare la persona cercando un capro espiatorio piuttosto che a individuare e risolvere le problematiche, al di là di chi ha commesso l’errore.

Da parte di un superiore: possiamo avere due situazioni diverse.

  1. L’errore è stato commesso dal superiore: sta evitando di prendersi la responsabilità di quanto è successo. Mai ci si aspetterebbe una reazione di evitamento di fronte ad una responsabilità da parte di una persona che ricopre una posizione apicale e che è pagato per prendersi le responsabilità del ruolo. Se l’organizzazione lo permette allora il bug non identifica una condizione personale ma una falla nel sistema aziendale;
  2. L’errore è stato commesso dal subordinato: l’atteggiamento è quello di difesa. La domanda che dobbiamo porci è: per quale motivo si manifesta un atteggiamento di difesa verso il subordinato? Le riposte possono essere molteplici, dalla relazione protettiva amicale al desiderio di non far emergere comportamenti improduttivi attribuibili alla propria responsabilità. L’argomento è in questo caso così complesso che meriterebbe un articolo, o un libro, a parte;

Tra le più brutte frasi celebri in azienda troviamo “Sei giovane. Non ti pago perché per te è tutta esperienza… mettilo nel curriculum”. Credo che sia una delle frasi più irrispettose che si possano dire. Se qualcuno fa un lavoro per te pagalo il giusto ovvero quanto hai pattuito. Nel caso ci sia un danno perpetrato dall’esecutore esiste la possibilità di procedere per lavoro non eseguito a regola d’arte. Le modalità di rivalsa sono definite dal Codice Civile. Altri comportamenti o azioni sono, per mio conto, assimilabili alla truffa, allo sfruttamento o alla pirateria.

“Il kit metodologico per la gestione del personale” è per me la più irritante delle frasi celebri in azienda. Molti anni fa ero ad una riunione quando per la prima volta sentii parlare di kit metodologico, altrimenti detto “cassetta degli attrezzi”, con cui si intendeva intervenire nella gestione delle risorse umane. Il desiderio dell’interlocutore era definire una serie di procedure con cui si doveva trattare la gestione delle risorse umane.

Finché si parla di gestione pratica (paghe, modelli di gestione delle attività di R&S, gestione delle attività formative) siamo nella dimensione concreta delle policies aziendali che riguardano il personale, in questo caso è corretto codificare una procedura di intervento o di gestione degli interventi, quando però nel famoso kit vengono descritte anche le modalità di gestione delle relazionali interpersonali mi sembrò un po’ troppo. Da quella volta sentir parlare di mi“Il kit metodologico per la gestione del personale” mi fa drizzare i capelli.

“A fare questo non ci vuole nulla” che si traduce in “Se lo facevo io lo facevo prima e meglio” …ma intanto lo hai fatto fare agli altri. Innanzitutto la frase è davvero sgradevole perché sminuisce capacità e competenze altrui. In secondo luogo mostra che non c’è contezza di quanto possa essere dispendioso in termini di tempo, fatica e di risorse raggiungere gli obiettivi che sono stati esposti. Terzo, bisogna valutare chi abbiamo davanti, se per noi è facile o banale non è detto che lo sia anche per gli altri. Ci vuole davvero poco a valorizzare le persone con un complimento che può precedere un’osservazione “Bravo, è un buon lavoro ma la prossima vota ricordati di venire da me prima di iniziare” (o andare da…). Per valorizzare qualcuno ci vuole poco, molto poco.

“Stiamo vedendo qual è lo stato dell’arte”. Quando sento l’incipit “Stiamo vedendo” ma anche“Stiamo facendo…” mi viene sempre in mente una tecnica comunicativa nota come “Essere abilmente vaghi”. Non so a voi ma a me la frase “Stiamo vedendo”  mi fa capire che nessuno sta vedendo e tanto meno lo sta facendo. Davanti a questa affermazione le mie domande sono sempre state le stesse: Chi sta vedendo? Chi lo sta facendo? Ma soprattutto… cos’è lo stato dell’arte?

Quando mi parlano “dello stato dell’arte” ho sempre l’impressione che in realtà non sappiano proprio di cosa stiano parlando. Cerchiamo di avere il coraggio di declinare “chi fa cosa” dando nomi e cognomi ai protagonisti e ai progetti. Tanto nessuno vi mangia, neppure se sbagliate.

Timing, slot, dating, dead line e parla come mangi! Anche perché buttare lì qualche parola in inglese e terminare il discorso in dialetto non fa fico.

A proposito, plus e minus sono parole latine non inglesi e si pronunciano così come si leggono. E se dovete parlare delle competenze sappiate che si dice know how non “know out”. Credo che tra le frasi celebri in azienda “know out” sia la più comica.

Azienda leader in forte espansione sta su tutti i siti, le brochure, i comunicati di tutte le aziende ed ha lo stesso effetto della parola gratis: non ci crede più nessuno. Soprattutto se poi è noto a tutti che ai dipendenti dai una penna e con quella si devono arrangiare tutto l’anno, il parcheggio è pieno di buche fangose, oppure hai una sala d’aspetto con le poltrone bucate e sulle piante finte c’è più polvere che in una biblioteca del medioevo. Nel mondo ci vuole coerenza prima di tutto.

Il cliente ha sempre ragione. No, non è vero. Il cliente ha ragione se ha ragione, altrimenti ha torto. Essere sempre remissivi porta il cliente a pensare che voi abbiate bisogno di lui e per questo possa chiedere, anzi, pretendere qualsiasi cosa. Se si dà sempre ragione a qualcuno questo penserà di avere ragione anche quando non ce l’ha e questo è un chiaro segnale di scarsa professionalità. Cerchiamo di instaurare un processo comunicativo serio in ottica di vantaggio reciproco altrimenti, sappiatelo, il cliente vi scaricherà addosso anche i problemi che non sta a voi risolvere e si aspetterà pure una risposta.

Siamo una squadra “fortissimi come diceva Checco Zalone ovvero “La mia azienda è una macchina da guerra”. Credo di poter rassicurare tutti che nell’immediato futuro non verremo invasi dalla Slovenia, quindi facciamo volentieri a meno di macchine da guerra. Rispetto invece alla prima frase anche in questo caso ci vuole coerenza. Un team serio ed affiatato si vede subito così come è palese quando c’è, o manca, la comunicazione interna. E’ altrettanto evidente quando manca un corretto sistema di delega o quando questa viene utilizzata per scaricare il barile. Morale: la squadra “fortissimi” si vede dai risultati che riesce a raggiungere, non c’è bisogno di fare pubblicità.

Le ultime frasi celebri che si dicono in azienda a cui è dedicato questo articolo sono “A costo di fare la figura dello stupido…” o anche “Forse è una domanda idiota ma…”. In una canzone di Caparezza (La mia parte intollerante) dice “…detesto il cliché dell’uomo che non deve chiedere mai, dato che se non chiedi non sai”. Non temete chi fa spesso domande, temete chi non ne fa mai. Chi pone dei quesiti lo fa per colmare dubbi o per ricevere maggiori informazioni, chi non fa domande si espone invece ad un eccesso di sicurezza nelle proprie competenze e, di conseguenza, ha più probabilità di sbagliare rispetto a chi chiarisce ogni suo dubbio.

Piero Vigutto

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4 Recent Comments

  • Betty
    15 dicembre 2017

    Se posso sbizzarrirmi, ho alcune chicche: “Noi abbiamo sempre fatto così” (inascoltabile) – “valore aggiunto…” (in qualsiasi tipo di comunicazione, il bello è che non si capisce mai quale sia il vero valore, unico) – “Facci, dacci, dicci” (sono parole così dure che anziché invogliare ti fan chiudere lo stomaco) – “Scusa hai da fare?” (No, di solito scaldo la sedia ma per te posso fare un’eccezione)

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    • hro
      15 dicembre 2017

      Salve Betty, il “abbiamo fatto sempre così” è un classico inascoltabile. Pure il “Scusa hai da fare?” sul cui commento concordo pienamente.

      Reply
  • Stefano Laudani
    28 dicembre 2017

    Quando sento… tutti utili nessuno indispensabile…mi sbellico…poi però quando sai che le cose devono essere fatte bene…sempre dagli stessi vai a battere indi pagali quanto meritano…non aspettare che se ne vadano per farlo..

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    • Piero
      29 dicembre 2017

      Concordo sullo sbellicarsi. Vogliamo parlare dell’affermazione: “vai pure tanto fuori c’è la fila”? Terribile quanto falsa

      Reply

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