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Le 10 risposte (più una) da dare al collega insopportabile

Le risposte adeguate ai collegi che nessuno sopporta

Tempo fa scrissi un articolo sulle 10 tipologie (più una) di collaboratori da evitare, elencando le tipologie di persone di cui un manager o un datore di lavoro non dovrebbero ma attorniarsi. Poi ho pensato che spesso questi personaggi vengono comunque assunti e a trovarseli in ufficio sono gli altri dipendenti che non hanno avuto alcuna responsabilità nella loro assunzione ma che sono costretti a lavorare con loro. Uno di questi potresti essere proprio tu. Ecco come rispondere per sfuggire, reagire, controbattere, controllare le loro esuberanti o poco collaborative personalità.

1. Il collega negazionista: siccome negherà che qualcosa gli sia stato riferito, detto, ordinato, le reazioni sono due:

a. Controbattere: pessima idea, lascia stare. Sei di fronte ad un professionista della negazione e ti batterà sul terreno delle scuse pronte che lui conosce benissimo. Se controbatti farai solamente la figura di chi si arrampica sugli specchi e passerai tu per quello che non si prende le proprie responsabilità. Dai retta a me, passa al punto b;

b. Assecondare: va usata la prima volta, quando non ti aspetti la sua negazione e non hai alcun modo di provare quello che hai detto. In questo caso ti conviene assecondarlo “Forse hai ragione. La prossima volta sarò più attento”. Questo lo farà sentire più sicuro di sé, penserà di aver vinto la sua guerra ma in realtà ha vinto solo una battaglia. La prossima volta sii sicuro di avere qualcuno come testimone o di mandare, quando è possibile, solo comunicazioni scritte. Non avrà scampo;

2. Il collega proiezionista: anche in questo caso sei di fronte ad un osso duro. Da solo non potrai mai farcela. Informa il superiore e condividi con i colleghi quanto accade. Insieme potrete controllare le sue azioni prevenendo eventuali danni. Se il vostro superiore è una persona intelligente lo farà presente a chi di dovere. Se però lui è anche uno yes man (vedi categoria 11 nel mio precedente articolo) purtroppo questo comporterà la suddivisione delle responsabilità del collega tra di voi e nulla cambierà;

3. Il collega generalizzatore: prevede l’utilizzo di espressioni generaliste in modo da attribuire macro comportamenti che non hanno nulla a che fare con la realtà dei fatti. Il generalizzatore colpirà utilizzando singoli fatti per trarre una conclusione generale. Nel precedente articolo abbiamo visto che le frasi utilizzate potrebbero “È un disastro” o “Ha sbagliato tutto” o anche “Non capisce mai niente” per lui sarà una sorpresa se noi gli facciamo domande specifiche tipo “E’ sempre un disastro?” o “Ha sbagliato proprio tutto?” o anche “Beh non è vero. Ti ricordi di quella volta che…?”. Le domande specifiche lo atterriscono proprio perché non ha alcuna argomentazione forte a sostegno delle sue generalizzazioni. Molto spesso alle vostre obiezioni rispondono con un “Beh, ma stavolta ha sbagliano, no?” atterratelo con la mossa a sorpresa, chiedetegli “Ma perché? Tu non hai mai sbagliato?”. Dopo questa non si rialzerà: Knockout, game over;

4. Il baro: se il baro cambia le regole del gioco in corsa pur di avere ragione, voi siate coerenti sulla vostra posizione. Per proteggerci dalle sue insinuazioni ci viene in aiuto la forma scritta. Comunicate il più possibile per iscritto in modo da lasciare traccia. E’ anche un buon modo per voi per risalire alle motivazioni e alle modalità con cui si è svolta la comunicazione. Attenzione che non sempre è possibile, in questo caso un testimone ci potrebbe servire;

5. Il collega dirottatore: cercherà di disorientarvi cambiando argomento, focus, centro di gravità e rotta. Disorientatelo voi con l’unica tattica che funziona davvero: limitate i rapporti con il dirottatore, egli non potrà costringervi ad andare da nessuna parte se ai comandi ci siete voi. Evitatelo con cura oppure dimostrategli che non può sfuggire al filo logico delle vostre argomentazioni;

6. Il collega maleducato: “non ti curar di loro ma guarda e passa”. E’ l’unico che dovete evitare veramente perché, ahimè, in questo caso non ci sono soluzioni. Se uno è cafone, rimane cafone e non sarete di certo voi a redimerlo;

7. Il diffamatore: anche in questo caso evitare di cadere nella trappola è un lavoro da Neo di Matrix. Vi ricordate quando schivava le pallottole e sembrava un acrobata che sfidava la forza di gravità? Ecco, schivare il diffamatore prevede doti da saltimbanco. Inutile farvelo amico, se un collega parla male di qualcuno con voi parlerà male di voi con gli altri. Inutile evitarlo, vi colpirà sempre e comunque. L’unica vera arma è la credibilità che vi siete costruiti nel tempo, usatela. Fate sempre riferimento a fatti concreti e ignoratelo, il diffamatore che non riesce a diffamare è come Medusa che si guarda allo specchio, perderà i suoi poteri e il suo maleficio terminerà;

8. L’amicone: grandi sorrisi e manifestazioni di amicizia ma solo quando ha bisogno di qualcosa, altrimenti non si fa proprio vedere
ma quando si fa vedere ha belle parole per voi e pessime per gli altri. Facile fare l’amico così e in effetti non è vostro amico è solamente un approfittatore. Fategli capire che c’è un limite e che siete irremovibili dalla vostra posizione, ci vorrà un po’ ma non temete alla fine cederà e non si farà più vedere. Tranquilli non avete perso nulla anzi ci avete guadagnato in salute;

9. Il collega simpaticone: “Arlecchin ridendo disse la verità” ma non è questo il caso. Il simpaticone è quello che avrà sempre la battuta ma sferzante, soprattutto se siete un collega. Vi ricorderà ogni errore compiuto e allora ricambiatelo con la stessa moneta semplicemente ammettendo l’errore. Un “Sì è vero ma non serve che tu lo ricordi ogni volta” basterà a farlo tacere. Il simpaticone cerca di far ridere, ricordategli che i comici sono intelligenti e fanno ridere tutti non solo alcuni, altrimenti sono solo dei buffoni;

10. Lo stratega: il collega che cerca di indurvi in errore o fa sì che voi stessi dubitiate di voi o, ancor peggio che il vostro superiore dubiti di voi va sistemato subito. Anche in questo caso la correttezza e la fama di persona affidabile vi sosterrà nelle vostre battaglie. Studiate e siate pronti. Lo stratega perderà sullo stesso campo di battaglia che ha scelto;

11. Lo yes man: eh niente, a questa categoria non v’è rimedio o cura. Se c’è lo yes man allora c’è qualcuno che gli permette di esistere, altrimenti per loro non c’è spazio. Se ci sono gli yes man non è un problema legato ai colleghi ma ai capi quindi non c’è altro modo per stare tranquilli al lavoro se non concordare con quello che viene detto dal Mega Direttore di turno. Però un rimedio c’è: fuggite! Se un’azienda permette che ci siano yes man a tutti i livelli è un’azienda destinata ad un futuro nefasto. Prima ve ne andate meglio è;

Ebbene caro lettore accorto, la domanda che forse ti stai ponendo è: “Ma qual è o quali sono le caratteristiche che debbo avere per proteggermi da tali insidie?” ebbene non è la resilienza (su cui ho già espresso la mia opinione) e neppure la resistenza o ancor peggio i motivatori (anche qui ho detto quello che penso) bensì la perspicacia nel capire quando accettare lo scontro e soprattutto capire se si possiedono gli strumenti per gestirlo. Il conflitto ci sarà sempre non si può evitare, non esistono aziende prive di conflitti ma esistono aziende che non sanno gestire i conflitti o che li evitano e questo non è bene. Correttezza e saldi valori saranno il cemento con cui costruirete la vostra credibilità. Quella è l’arma vincente in qualunque occasione.

Piero Vigutto

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