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Demotivazione in azienda: sintomi e soluzioni

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Demotivazione in azienda… e tutti tremano. Ci sono parole che pesano come macigni e nel mondo del lavoro “Demotivazione” è una di quelle che proprio non si devono pronunciare. Demotivazione significa mancanza di Motivazione e “di questi tempi lo stipendio dovrebbe essere già una motivazione sufficiente per fare” mi disse un caporeparto prossimo alla pensione “la motivazione deve venire da dentro, dall’amore per il lavoro che fai” continuò non senza un briciolo di commozione.

Lo chiamerò Mario, per non violare la sua privacy, e Mario di persone demotivate ne aveva viste tante, mi disse. Tutti a cercare di star bene senza sudare “ma la motivazione con la M maiuscola ce l’hai quando hai fame, senza di quella non vai da nessuna parte”. Ma oggi, caro Mario, fortunatamente la fame non si soffre più. Per questo motivo la Demotivazione serpeggia in qualche azienda? Non credo. Personalmente ritengo poco plausibile che la colpa della Demotivazione appartenga unicamente ai giovani che “non hanno voglia di fare nulla”, quelle sono tutte scuse. La Demotivazione c’è ma non si vede perché non se ne parla. Proibito parlarne! Anzi, tutti fieri del proprio lavoro e “Avanti verso la grande vittoria!” così comandava il colonnello al protagonista di Full Metal Jacket di Stanley Kubrick, facendo pure la figura dell’ignorante.

Di Demotivazione è proibito parlare, dicevo, invece di Motivazione è imperativo parlarne e per mantenerla alta quale miglior modo se non un bel corso di formazione? Magari con lo Psococoso di turno, quello dei ponti tibetani e delle corse sui carboni ardenti che quando ce la fai ti senti un dio per almeno 15 minuti e il giorno dopo, davanti al monitor o alla catena di montaggio, sei quello di ieri e la passione per la carbonella resta solo per la grigliata con gli amici.

Ricordo che la Demotivazione è la mancanza di Motivazione, (De)motivazione infatti. Le corse a perdifiato sui carboni accesi non serve a molto, non sono quei 5 metri di adrenalina che ti fanno cambiare, il percorso è molto più lungo e parte dall’alto, da pensieri, dalle parole ma soprattutto dalle azioni che diventano esempio perché a chiacchiere sono capaci tutti. E allora partiamo proprio da lì, dall’alto. Alto è un concetto aleatorio, alto è ciò che sta sopra di te, quanto sopra non si sa anche poco più alto è comunque più in alto. Alto è anche chi ti sta a fianco o sotto, gerarchicamente parlando, perché non serve essere top manager per essere Alti. Alto è anche Mario, lo è sempre stato anche quando era un apprendista e l’esempio lo dava con la qualità del suo lavoro.

Mario era in alto rispetto agli altri colleghi: fine carriera e al top delle posizioni raggiungibili con la sua scuola professionale. Fosse stato perito, mi disse, avrebbe di certo fatto l’impiegato in ufficio ma gli sarebbe mancato l’odore della catena di montaggio. No, meglio stare in produzione dove i prodotti prendono corpo, meglio le mani nere di grasso che la polvere delle carte, meglio il rumore delle macchine che le chiacchiere delle persone. Mario ha fatto una scelta, la sua scelta. Essere al vertice significa assecondare le proprie attitudini personali, tecniche e trasversali. Ognuno è in alto, più in alto di qualcuno, meno in alto di altri, non per questo meno responsabile di quello che fa ed essere responsabili Mario lo pretendeva da tutti i suoi collaboratori. Tutti, nessuno escluso. Strigliava il capo squadra se l’apprendista faceva male il proprio lavoro perché “il responsabile è lui, non il ragazzo. Ah ma non creda, se l’apprendista sbaglia le sente anche lui, qui ognuno ha le propria mansioni e se l’ho messo a fare quello che fa significa che lo sa fare e può farlo al meglio”.

Tutti responsabili per quello che fanno, piccolo o grande che sia, ma l’ombra della Demotivazione è sempre in agguato e a nulla valgono gli stipendi più alti, perché 100€ hanno un senso quando li prendi, quando li hai spesi non hanno più significato. L’esempio, quello vale, quello motiva è per questo che Mario è il primo ad arrivare la mattina e l’ultimo ad andarsene la sera. E’ lui che controlla i capisquadra e agli altri butta solo un occhio… un occhio lungo che a trenta metri coglie le sbavature che ha fatto l’operaio, che il capo squadra non ha controllato e che nel lavoro “fatto come dico io” non ci devono essere e allora per il capo squadra sono 5 minuti di occhi e orecchie bassi e altri 10 di discussione su come risolvere i problemi perché “qui non ci sono segreti per nessuno, mica siamo a lanciare missili a capcanavera“. Vorrei dirgli che si dice Cape Canaveral dove la NASA ha la sua base di lancio missili, ma sarebbe una correzione che sa di mancanza di rispetto e mi limito a sorridere dentro di me.

Mario sa che la Demotivazione è dietro l’angolo, ma sa anche che nessuno deve vedere i suoi lacrimoni mentre parla del sul lavoro e dell’età che lo ha costretto ad un prepensionamento che non vorrebbe. Sa che chi resta deve ricordarsi di lui per quello che era: Mario la roccia, Mario che non si perdeva d’animo, Mario che “ci si tira su le maniche a avanti marsch“. La Demotivazione è dietro l’angolo ma Mario sa che lì resterà se dopo di lui ci saranno altri Mario a qualunque “altezza” della scala gerarchica.

Piero Vigutto

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4 Recent Comments

  • Pino
    7 febbraio 2018

    Descrive un mondo che non esiste più..

    Reply
    • Piero
      7 febbraio 2018

      Strano, c’ero giusto un paio di settimane fa 🙂
      Il mondo che c’è è quello che ci costruiamo.

      Reply
      • Cristina
        7 febbraio 2018

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        Condivido il tuo articolo e mi fa piacere che affronti questi argomenti forse scontati o forse che non si vogliono sentire. Purtroppo nelle aziende è ancora molto presente “ciò che non si vuol vedere” e questo rallenta il processo di miglioramento generale e talvolta va a discapito di quelle persone che hanno una maggior visione, che forse sono più in alto, come scrivi tu.

        Reply
        • Piero
          7 febbraio 2018

          Un bel commento Cristina. C’è anche da dire che la responsabilità di essere da traino è di ognuno di noi, qualunque sia la posizione della scala gerarchica. Se ricordiamo questo faremo sempre le scelte giuste o quasi

          Reply

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