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Maternità in azienda: ancora distante da essere considerata una cosa “normale”

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Maternità in azienda: costi e/o benefici?

A metà febbraio leggo i giornali che titolano a lettere cubitali “Maternità in azienda. Donna incinta al nono mese, assunta a tempo indeterminato”. TG, stampa, internet, social media impazziti facevano rimbalzare la notizia raccogliendo migliaia forse milioni di ascolti. Tutti si sorprendevano ed elogiavano quell’imprenditore che aveva avuto il coraggio di accollarsi una donna incinta all’ultimo mese di gravidanza. Al contempo mi stupivo per così tanto clamore.

In un mondo perfetto le persone che vengono scelte per ricoprire un ruolo devono dimostrare le loro attitudini, le capacità, le competenze, l’esperienza. In un mondo perfetto l’assunzione di una donna incinta non avrebbe sortito alcun effetto.

Ma si sa, il nostro mondo è così tanto imperfetto che qualche giorno dopo uscì la notizia che il tal imprenditore che aveva assunto la futura mamma, in realtà non l’aveva fatto per spirito imprenditoriale ma, pare, per farsi pubblicità. Se questo ultimo risvolto sia vero o falso non lo so, quello che che so è che, dopo neppure un mese di quella mamma assunta al nono mese di gravidanza non si sa più nulla. Di certo i giornali non possono occuparsi continuamente di maternità nelle aziende private. Nel mondo dei media la notizia invecchia velocemente. Quello che è desolante è che tutti tendiamo a dimenticare in fretta il vero motivo per cui la maternità nelle aziende private del terzo millennio faccia ancora scalpore. Lo scalpore viene dalla penalizzazione delle donne sul posto di lavoro. Un argomento che trova conferma nel tasso di assunzione e nella differenza degli stipendi a parità di competenze. Questo deriva dal fatto che l’astensione obbligatoria dal lavoro (il cosiddetto congedo di maternità) ha un costo elevato per le aziende. Rammentiamo che il tessuto produttivo italiano è fatto di piccole e piccolissime aziende e dopo questa specifica facciamo due conti.

Facciamo quindi un po’ di conti “spannometrici”:

Durante il congedo, l’INPS eroga alle lavoratrici l’80% della retribuzione, con i corrispondenti contributi figurativi. Alcuni CCNL pongono a carico dell’impresa il restante 20%. Prima dell’inizio della gravidanza il datore di lavoro deve affiancare alla futura mamma una persona che la sostituirà durante la maternità. Questo per garantire una continuità nel servizio e nel lavoro.

Durante la maternità in azienda il datore di lavoro dovrà erogare lo stipendio alla futura mamma + lo stipendio di chi la sta affiancando e che la sostituirà. Significa corrispondere uno stipendio in più nello stesso periodo.

Durante il congedo di maternità dovrà pagare il 20% dello stipendio della mamma + lo stipendio di chi la sostituisce. Significa corrispondere lo stipendio del sostituto a cui si aggiunge il 20% della neo mamma.

Detto questo è doveroso che io chiarisca la mia posizione. Sono assolutamente a favore di una legge che tuteli la maternità in azienda. Credo però che quella che abbiamo possa essere di gran lunga migliorata. Come dicevo precedentemente il tessuto produttivo italiano è fatto di piccole e piccolissime aziende. E’ molto difficile che riescano a sobbarcarsi i costi descritti precedentemente.

Soluzione:

Lo Stato dovrebbe accollarsi tutte le spese per la gestione della maternità in azienda finanziandola con la fiscalità generale. In questo modo il prelievo fiscale generale per ogni contribuente sarebbe di qualche decina di euro all’anno e garantirebbe l’aumento dell’occupazione femminile. La spiegazione a questa soluzione la trovate in questo articolo che espone anche altri modi per far quadrare i conti dello Stato e per garantire una serene maternità in azienda.

Forse è una soluzione semplicistica al problema dell’occupazione femminile. Ma credo che uno Stato ed una società civili abbiano il dovere di salvaguardare tutte le categorie di cittadini. Parimenti debba andare incontro alle imprese che con il loro lavoro generano ricchezza per tutto il Paese. Questo significa soprattutto proteggere,  conservare e gestire al meglio le risorse umane che abbiamo in azienda. Significa parimenti avere per tutti la possibilità di crescere economicamente. Significa soprattutto avere la possibilità di gestire il business seguendo una morale e i dettami del rispetto per l’altro.

Piero Vigutto

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7 Recent Comments

  • G
    22 marzo 2017

    Occorre il congedo di paternità obbligatorio per risolvere il problema alla radice.
    In Nord Europa si fa da tempo e, assieme alle quote rosa, ha contribuito a migliorare notevolmente le condizioni sociali e degli individui.

    Reply
    • Piero Vigutto
      22 marzo 2017

      Salve G, sono d’accordo. Il congedo di paternità esiste già e viene largamente utilizzato nella PA meno nel privato. E’ di sicuro una buona idea ma credo che non sia sufficiente, anzi aumenterebbe i costi per le imprese e non risolverebbe il problema.

      Reply
  • Flavia
    22 marzo 2017

    Condivido in piena. Sono donna, ho cresciuto 2 figli lavorando in una multinazionale e ora sono responsabile amministrativa di una media azienda. Ma, da donna, devo anche fare una considerazione : si deve sempre essere corretti e non approfittare come fa qualcuna della condizione mettendosi subito in maternità. Come per tutte le cose in Italia c’è sempre il furbetto di turno che provoca danni anche alle persone corrette. Per questo i furbetti andrebbero puniti in maniera esemplare e non come si sta facendo ora. Inoltre, dove sono i sindacati ? Non mi risulta abbiano mai fatto uno sciopero per chiedere al governo di rivedere la legge sulla maternità visto che non si fanno tanti figli. Si sono spesi per i vouchers.

    Reply
    • Piero Vigutto
      22 marzo 2017

      Salve Flavia, credo che nessuna legge sarà mai capace di risolvere completamente tutti i problemi, però ci possiamo provare. I furbetti vanno puniti, le nuove generazioni (e spesso anche le vecchie) vanno educate al rispetto delle regole. Riguardo ai sindacati, beh… credo che dovrebbero essere gli iscritti ad indicare loro il sentiero da seguire. Del resto in democrazia la spinta dovrebbe partire dal basso… dovrebbe.

      Reply
  • AD
    22 marzo 2017

    La maternità è a carico dell’Inps, non è un costo per l’azienda.
    Il problema è legato alla durata della maternità . In Italia le persone che entrano in maternità si assentano anche per più di un anno creando squilibri all’interno delle organizzazioni. In molti paesi stranieri la maternità dura al massimo tre mesi e poi le persone rientrano al lavoro. Lo stato naturalmente supporta maggiormente le neo mamme con servizi e/o erogazioni economiche.
    La soluzione in Italia è semplice: meno mesi di maternità, maggior risparmio per l’Inps (magari è preferibile che usi i Soldi per pagare le pensioni) e più supporto da parte dello stato. A questo punto anche le maternità sarebbero vissute diversamente in azienda.

    Reply
    • Simone Calo'
      5 gennaio 2018

      Buongiorno :
      Sono un imprenditore nel ramo dei servizi in 2 anni ho avuto la prima dipendete in maternità 1 mese dopo essere assunta dopo 3 mesi che è rientrata la sorella della stessa e anche lei in maternità premetto che mi ha chiesto la maternità anticipata essendo incinta di 6 giorni e gli ultimi 4 non li ha lavorati ma era in ferie …
      Ora essendo noi un settore a rischio io posso anche capire ma perché io come azienda devo pagare il 20% , cosa c’entro io se queste vogliono o no avere un figlio non è mica una mia parente ? Detto questo i costi ed i disagi che una maternità crea sono molteplici , la maternità è un diritto ma non è giusto che i costi ricadano su un Azienda

      Reply
      • Piero
        8 gennaio 2018

        Infatti Simone, dovrebbero ricadere completamente sullo Stato ma questo non accade.

        Reply

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