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Che peccato…

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Storie di ordinaria follia che mi spingono a riportare alcuni messaggi che mi arrivano tramite LinkedIn o che raccolgo come confidenze da persone che conosco. Siamo nel terzo millennio e certe cose continuano ad accadere… che peccato. Proprio qualche giorno fa parlavo con un uomo che si definiva “molto arrabbiato” per la condizione di vita in azienda. Da anni si applica esclusivamente per fare bene il proprio lavoro, per dare qualcosa in più all’impresa. Risultato: tutto quello che ha prodotto fino ad ora in termini di expertise, verrà completamente ignorato e sostituito da procedure nuove. Da considerare che le nuove procedure non sono neppure lontanamente paragonabili in termini di efficacia a quelle messe in campo da lui ma questo non importa. Motivo? Nessuno in particolare o comunque non gli è stato riferito. Il commento “Da oggi inizierò a farmi gli affari miei”. Conseguenza: rabbia, sfiducia, voglia di cambiare azienda.

Ecco. Cambiare azienda, desiderio di fuga da un ambiente che non ti valorizza. In termini finanziari una perdita enorme. In termini umani, una sconfitta. Riporto qui un messaggio arrivatomi qualche tempo fa tramite LinkedIn da un mio contatto che mi chiedeva un parere, un consiglio, più probabilmente solo di essere ascoltato:

Le persone con cui collaboro fanno tante parole, e pochi fatti. (…) Ho un desiderio di crescita e non parlo solo dal punto di vista economico. Professionalmente mi sento “demansionato” rispetto a quanto facevo in precedenza e la mia scelta è stata dettata dal desiderio di crescere per me stesso… se qui sono fermo (per il momento) nessuno mi vieta di crescere altrove, no? (…) Non sono capace di lavorare senza approfondire quello che faccio, senza metterci del mio, senza andare oltre.

Il lavoro visto come mezzo per raggiungere la libertà economica ma che è anche momento di realizzazione personale, di sviluppo, di crescita, momenti negati in questo caso. Mancanza di ascolto. Incapacità, a volte, di comprendere le esigenze che, più spesso, si conoscono ma vengono ignorate. Ancora ricordo le parole del titolare di un’azienda metalmeccanica per il quale gestivo il personale come HR Manager: “Finché non si lamentano non ci sono problemi”. In pratica nessuna nuova buone nuove, ma purtroppo non è così. Nessuna lamentela al titolare, molte lamentele riportate all’HR Manager e infatti mi sentivo come il frate confessore a cui tutti riportavano le loro perplessità su decisioni che non capivano, reazioni del titolare che spaventavano, richieste che venivano ignorate. Il lavoro dell’HR Manager è anche questo, forse soprattutto questo. Io ascoltavo sapendo che potevo fare poco più di quello mentre osservavo l’emorragia di personale che andava verso aziende che li trattavano meglio, o li trattavano allo stesso modo ma li pagavano di più. Finché un giorno me ne andai anche io. Un’azienda che prometteva bene per prodotto e professionalità è stata progressivamente abbandonata da tutti e ora è in fallimento. Che peccato.

Un vero peccato.

Siamo arrivati al punto che l’AD mi sminuisce di fronte i colleghi  durante le riunioni. Ci sono situazioni e malelingue su di me che lui invece di appianare e porvi rimedio, alimenta dandomi contro. E’ un accentratore, si comporta così in genere con tutti, se conosce una tua debolezza, la usa per attaccarti e ora, nonostante il lavoro svolto con diligenza e precisione per anni, sono io il suo nuovo bersaglio.

Un’altra confessione. Un momento di sconforto dichiarato. Mi chiedo per quale motivo ci siano questi comportamenti. Basterebbe davvero poco, servirebbe solamente un po’ di umanità che in molte aziende sembra essere totalmente assente. Si ha più amore per la macchina CNC che per il collaboratore senza pensare che la macchina produce perché c’è una persona. Basterebbe davvero poco per rendere molti posti di lavoro luoghi se non felici ed ameni, almeno normali. Che peccato.

Poi però ci sono le storie, quelle belle.

Io non cambierei mai azienda, mai. Il mio titolare passa in catena di montaggio ogni giorno e ci chiede come sto. Ci ha proposto un piano di welfare e anche se non sapevamo cosa fosse, lo abbiamo ascoltato e poi abbiamo accettato tutti, subito. Continuo a capire poco di questo strumento ma mi fido. Tutti si fidano. Non ha mai fatto nulla contro di noi, anzi. Ci ha sempre trattati splendidamente.

Ricordo che quell’azienda attraversò un momento di crisi una decina di anni fa. Tutti i dipendenti si fecero in quattro per risollevare la situazione e così fu. Ecco, basta poco, basta un po’ di gentilezza, di umanità. Basta ascoltare, donare un sorriso e un saluto. Basta andare verso gli altri. “Se dai puoi chiedere, se non dai nulla non avrai nulla” mi disse una volta mio nonno. Chi non comprende questo, avrà davvero molto poco, anzi nulla. Ancora molti sottovalutano la relazione umana che invece è fondamentale nelle organizzazioni, di qualunque tipo. Si spreca umanità invece di coltivala… che peccato.

Piero Vigutto

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