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La macchinetta del caffè, questa necessaria

La macchinetta del caffè è presente in quasi tutte le imprese italiane almeno stando all’articolo di ADN Kronos del 10/10/2017 “Caffè alla macchinetta, Italia da record”. Secondo l’autore in Italia ci sarebbero 805.431 macchine installate e con questo numero prossimo al milione l’Italia guida la classifica europea nella distribuzione automatica. Seguono Francia, la Germania e l’Inghilterra che con le sue 47.000 macchinette a noi ci fa proprio ridere.

Gli italiani consumerebbero la quantità di caffeina contenuta in 2,7 miliardi di tazzine (dai ricerca Confida-Accenture) che ci proietta in cima alla classifica dei frequentatori della macchinetta del caffè. L’articolo continua con una serie di dati sulla vendita di snack e bevande che sinceramente non ci interessa. Quello che a me interessa e sapere per quale motivo frequentiamo la macchinetta e soprattutto quale beneficio può averne l’azienda.

I motivi credo siano i più disparati. Vicino alla macchinetta abbiamo le figure più disparate:

L’impegnato che si avvicina con il telefono in mano, anzi attaccato all’orecchio, che si prende la sua dose di stimolante e ritorna alla scrivania senza mai perdere il contatto con clienti, fornitori, produzione, colleghi, ecc.

L’esperto… nell’arte del “cazzeggio” (e mi si perdoni il francese) per il quale ogni momento è buono per un caffè che diventa la scusa per perdere tempo e per distrarsi dal lavoro con la conseguenza di aumentare le ore di lavoro straordinario perché non riesce mai a finire quello che deve fare.

Il social ovvero quello che prende la macchinetta del caffè come luogo di incontro, di scambio, di interazione anche non lavorativa. La macchinetta diventa quindi il momento per estendere o consolidare le proprie relazioni, un momento di stacco dal lavoro che non è proprio così perché quelle relazioni che cementi o intrecci in quel momento ti serviranno anche dopo, proprio quando stai lavorando. E’ un lavoro sottile quello dell’essere sociale e caffeinomane che altro non è quello che facciamo ogni giorno: relazionarci con gli altri.

E allora, cari aziendalisti focalizzati sugli obiettivi, arriviamo alla domanda fatidica: quale beneficio trae l’azienda da questo mistico luogo di ritrovo?

Tempo fa entrai in azienda e, ovviamente davanti ad un caffè, mi raccontarono una storia davvero buffa, questi surreale. Uno dei soci si era stancato di quei 10 minuti di pausa davanti al fumante aroma della tazzina perché, a suo avviso, 10 minuti uomo moltiplicati per il numero di uomini per i giorni all’anno erano un danno serio per l’impresa e i dipendenti dovevano concentrarsi unicamente a produrre pezze, tanti e velocemente. Non avendo capacità comunicative fece comprendere il suo disappunto salendo su un muletto, caricando l’indifesa macchinetta sulle forche e scaricandola platealmente nel container della ferraglia… i dipendenti me lo dissero ridendo ma all’epoca dei fatti non ci fu nulla da ridere.

Di lì a qualche mese, non per l’episodio specifico ma per mille altre sue mancanze, gli altri soci furono concordi all’unanimità che della presenza del dirigente-mulettista potevano tranquillamente fare a meno e lo sollevarono dall’incarico riproponendo al contempo il distributore automatico. Con quale risultato? Lo chiesi ai dipendenti i quali concordarono tutti che la macchinetta del caffè aveva contribuito al miglioramento del clima interno e che la sua mancanza si era riflessa sulle relazioni e sulla comunicazione interna che nel periodo di vacatio “caffeinae” erano crollate ai minimi storici. Una mancanza che ovviamente aveva influenzato negativamente anche la produzione.

La storia è paradossale ma vera e mostra qual è il vero valore della macchinetta del caffè: le relazioni umane e le relazioni umane influenzano positivamente il clima che influenza a sua volta la produttività e la condivisione delle informazioni e quindi la comunicazione interna.

Pensiamoci la prossima volta che sorseggiamo un caffè con i colleghi, senza eccedere né in tempo né in quantità.

Piero Vigutto

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