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Si riapre la stagione dei master

Tutti a caccia della migliore opportunità formativa per ricollocarsi

Si apre la stagione dei master che con quella della caccia ha molto a che vedere. Innanzitutto il periodo: tra ottobre e novembre il calendario venatorio si apre con la caccia alla quaglia. Sì, la quaglia, quell’animaletto mansueto e tenero, soprattutto in casseruola. Si apre quasi contestualmente la caccia al tordo, un altro uccelletto simpatico che non fa male a nessuno ma che i cacciatori cercano di impallinare per cucinarlo per benino.

Cosa avranno mai in comune la stagione della caccia e la stagione dei master? Vi chiederete. In realtà molto. Anche la stagione dei master si apre con la caccia alle prede che non sono né quaglie né tordi ma sono i masteristi e i cacciatori (o masterizzatori) usano senza pietà esche che dovrebbero essere vietate con l’accusa di bracconaggio. Eccone alcune:

L’università non ti prepara per il mondo del lavoro. Devi prima fare esperienza, iscriviti al nostro master! Avrai la possibilità farti notare da uno dei nostri partner proponendo  un tuo progetto.

Attrarre masteristi con la promessa di farsi notare dalle aziende grazie ad un loro progetto è sconsiderata. Soprattutto se alla fine del master il vostro progetto è stato copiato senza riconoscervi un compenso e l’opportunità di un lavoro si è dissolta come neve in primavera. In pratica hai pagato migliaia di euro per lavorare gratis per un cliente degli organizzatori attratto da prospettive garantite da nessuno. A me pare solamente una forma diversa di sfruttamento della manodopera. I laureandi sono le prede più ambite dei “masterizzatori compulsivi”, forse perché avendo investito tanti anni nello studio sono portati a credere che ritornare sui banchi sia la scelta migliore. Forse c’è anche la paura di non essere abbastanza preparati e la speranza di “trovare se stessi” in un’altra aula gioca a favore delle varie top school. Vi capisco, ma se state cercando la tua strada forse è meglio che i soldi li investiate in un buon consulente per l’orientamento professionale.

Vieni da noi, in palio un posto come stagista ai primi tre classificati.

A volte ritornano… è il caso di alcune società che usano l’esca dello stage come premio per il miglior allievo. Poi si scopre che posti sono presso i loro uffici, che nessuno è rimasto soddisfatto della mansione di “addetto alla fotocopiatrice” o di “portatore delle buste della spesa” e soprattutto che alla fine tanti saluti e grazie, oltre il livello di stagista non c’è nulla. Cerchiamo di essere seri, un corso di formazione ti prepara al mondo del lavoro, non ti illude mettendo in palio un posto da schiavo.

Hai perso il lavoro? L’unico modo per rocollocarti è fare il nostro master.

Oggi assistiamo ad una lotta “senza esclusione di competenze”, avere qualche carta in più da giocare non fa male. Appunto, carta, che potete appendere alla parete ma forse dovete  chiedervi se è un altro il quadro che i datori di lavoro stanno cercano. Se volete rientrare nel mondo del lavoro affidatevi invece ai professionisti seri, ne trovate di bravissimi presso società accreditate per fare outplacement e che sanno quello che fanno. Loro possono insegnarvi un metodo valido per cercare lavoro e seguono il candidato giorno per giorno in strutture dedicate. Ovviamente diffidare dai presunti guru, psicocosi o corsi motivazionali con corsa sulla carbonella che trovi su internet anche quelli sono soldi gettati al vento.

And the winner is…: Frequenta il nostro corso. Tutti i nostri ex allievi ricoprono posizioni di prestigio… potrebbe accadere anche a te!

E’ una strategia interessante, forse la più accattivante per i masteristi perché è ammantata di serietà. A me invece sembra quella del cacciatore che usa il richiamo della femmina per impallinare il fagiano. Scaricate le brochure di questi corsi e fate una ricerca on line sui docenti, spesso si scopre che sono sempre gli stessi e che insegnano di tutto, dal taglio e cucito al lancio dei satelliti. A loro si alternano le comparsate dei top manager, ex allievi ora uomini d’azienda che servono per mostrare ai futuri masteristi che possono anche loro diventare qualcuno. Specchietti per le allodole usati per aumentare il numero di iscritti così poi vi trovate in un’aula magna con una cinquantina di altri masteristi e il docente lo dovete guardare con il binocolo. Ovviamente, se siete bravi con internet, con una ricerca un po’ più approfondita riuscirete a trovare una caterva di ex allievi che confezionano panini al Mc Donald.

Ora parliamo dell’etica che ogni percorso di formazione dovrebbe avere, soprattutto un master.

Innanzitutto non dovrebbe promettere ciò che non può mantenere. Non dovrebbe offrire un lavoro ma opportunità di incontro e condivisione con docenti e aziende che possano dare ai partecipanti gli strumenti per cercarlo. Un master etico non dovrebbe servire per riempire le tasche degli organizzatori ma le menti dei masterizzandi, soprattutto con percorsi pratici. I docenti sono portatori di contenuti? Vero! E allora usateli bene i social network, non solo per condividere gattini. In rete trovate le biografie, i progetti a cui hanno partecipato, le aziende in cui hanno lavorato e le pubblicazioni. Una volta capito chi avete davanti valutate il programma, se non ci sono casi pratici, visite aziendali, laboratori in cui si fa insieme allora non vale la pena frequentare quel percorso di formazione. Un libro sapete leggervelo da soli, non dovete spendere migliaia di euro per farvelo leggere da qualcuno.

Comunque sia chiaro. All’inizio della mia carriera un paio di master li ho fatti pure io …ma poi l’ho capita.

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