Login / Register | Via Monte Nero 12/2 33033 Codroipo (UD)   +39 349 326 7671 Contattami su Skype
Address

Via Monte Nero 12/2 33033 Codroipo (UD) +39 349 326 7671

Open Hours

Il futuro del lavoro e il lavoro del futuro

GDPR UE 2016/679

GDPR UE 2016/679

Scopri se sei in regola con il nuovo Regolamento Privacy GDPR UE 2016/679!
ACCEDI SUBITO AL QUIZ!

TI RICORDIAMO CHE L’ADEGUAMENTO AL GDPR È OBBLIGATORIO

Newsletter
Iscriviti alla Newsletter

E’ la quarta rivoluzione industriale. I robot sono tra noi e stanno prendendo il nostro posto. Quale sarà il futuro del lavoro? E quali saranno i lavori del futuro? Un’incognita che sta preoccupando molti su cui riflettere per prepararsi al meglio

terminatorQuale sarà il futuro del lavoro? Ho voluto postare questo articolo sul mio blog come dopo aver visto una puntata di Presa Diretta, la trasmissione della RAI che qualche giorno fa ha scatenato discussioni via web su quello che poteva essere il futuro del lavoro. Sono seguiti articoli, tra cui quello interessantissimo Gabriele Martini su La Stampa del 5 settembre 2016 e quello di HR Link intitolato “I robot all’assalto dei colletti bianchi” della settimana successiva. Sostanzialmente la trasmissione mostrava un futuro fatto di incertezza e disoccupazione, dove le macchine prendono il sopravvento e sostituiscono gli umani non solo nei lavori più pericolo di e in quelli di produzione, cosa che già avviene, ma anche in quelli concettuali. Amelia, instancabile segretaria virtuale che acquisisce, organizza ed apprende dal web (sì, apprende) prenderà il posto di quelle in carne ed ossa e prenderà delle decisioni sulla base delle vostre preferenze, desideri e richieste. I vantaggi sono molteplici: lavora 24 ore al giorno, costa meno, non si ammala, non chiede il minimo salariale, non rivendica sindacalmente condizioni migliori di lavoro.

Un vantaggio indiscutibile per il manager ma significherà anche mandare definitivamente in soffitta una professionalità e per strada migliaia di lavoratori. Molto meglio non va per altre professionalità come quella del giornalista. A quanto pare c’è un software che scrive articoli scartabellando tra le migliaia di siti e di dati che il web offre e lo fa velocemente, senza errori, in qualunque momento, più volte al giorno, sabato, domenica e Natale incluso e chi li ha letti garantisce che non si riesce a capire se a scriverlo è stato un algoritmo o un giornalista reale (assicuro che tutti gli articoli che trovate sul mio blog sono frutto della farina del mio sacco. Nessun software è stato maltrattato o schiavizzato per scrivere neppure una parola). Tempo fa postai sui social un video di Marco Montemagno che mostrava, a mio avviso esagerando, come non i robot ma i programmi, gli algoritmi di elaborazione dati, stanno prendendo il nostro posto riducendo gli umani a meri fornitori di dati. Sembra un panorama da film, invece è già realtà. Siri per l’Iphone e Cortana per Google stanno già nelle vostre tasche e comprendono ed eseguono comandi vocali, anche i più strani. Sono assistenti virtuali come Amelia, un po’ meno sofisticati ma sono nei vostri cellulari.

Con questo articolo non intendo ripetere quello che hanno già detto molte trasmissioni e video, ma vorrei sulla base di quello, offrire qualche considerazione. Sinceramente penso che il futuro il futuro ci riserverà moltissime sorprese e che neppure i più visionari tra di noi potranno prevedere fino in fondo quello che accadrà. Dobbiamo però tener conto di alcuni importanti aspetti.

neanderthalL’evoluzione tecnologica, dall’invenzione del fuoco in poi, ha creato opportunità per chi le sapeva cogliere ed ha tagliato fuori chi non riusciva a comprenderne la portata. C’è sempre stata e sempre ci sarà. Quello che differenzia l’invenzione della ruota dal robot pizzaiolo che impasta, cuoce e serve da solo è un gap tecnologico fortissimo, ma non dobbiamo dimenticare che noi non siamo dei Neanderthal. Quello che spaventa è la velocità con cui il cambiamento avviene e ci accorgiamo che non riusciamo a stare al passo con le nuove scoperte. L’unica soluzione è adattarci e specializzarci dimostrando la nostra unicità che sarà la carta da giocare per garantirci un posto in questa tecno-rivoluzione. Inutile dire che la formazione deve essere un mantra che ci deve accompagnare tutta la vita. Diversamente un automa verrà messo al nostro posto.

Nessun terminator alla Arnold Schwarzenegger conquisterà la Terra e schiaccerà l’umanità sotto il suo tallone d’acciaio. Chi pensa questo probabilmente è lo stesso che si è nascosto sotto terra per paura del millennium bug… sappiamo poi com’è andata a finire. Nessuno ha l’interesse a programmare una macchina affinché si rivolti contro l’umanità… almeno spero.

Credo però che la forte automazione porterà alla perdita di numerosi posti di lavoro e alla disoccupazione di massa di quella fascia di popolazione che non saprà adeguarsi all’innovazione e non reggerà il passo con l’evoluzione tecnologica planetaria. Nulla di nuovo, il disoccupato cronico c’è sempre stato, tuttavia credo che nel prossimo futuro assisteremo ad un loro aumento vertiginoso. Anche occupazioni che sono state fino ad ora toccate marginalmente dalla disoccupazione o che si sono ricollocate più facilmente di altre, incontreranno maggiori ostacoli. Pensiamo all’addetto alle paghe o al consulente del lavoro. Esiste già un software che supporta gli avvocati nella ricerca di sentenze e nella strutturazione di contratti, quanto ci vorrà prima che anche queste figure vengano sostituite da un algoritmo o da un addetto virtuale?

moneyNella trasmissione Presa Diretta, si è lungamente parlato di reddito di cittadinanza che andasse a sostenere quella parte della popolazione che aveva irrimediabilmente perso l’occupazione. In questo modo si poteva garantire a tutti un sussidio di base per le necessità, consentendo di seguire le proprie inclinazioni di base. Nella Silicon Valley, ad esempio, ci sono già esperimenti in atto e funzionano anche se coinvolgono solamente qualche decina di unità. La copertura delle spese per il reddito di cittadinanza verrebbe dalla tassazione dei colossi hightech o del reddito da attività finanziarie. Sinceramente questo genera in me molti dubbi. Amazon e Google piantano le tende negli stati che offrono loro accomodanti soluzioni fiscali. Cosa impedirebbe loro di andarsene in un altro Paese dove la tassazione è migliore? Nulla. In questo caso come verrebbe finanziato il reddito di cittadinanza? Presumo aumentando le imposte alle aziende che non possono andare all’estero uccidendo così definitivamente l’imprenditoria. Una bella prospettiva, non c’è che dire.

Supponiamo che il reddito di cittadinanza venga applicato. Un reddito minimo garantito anche a chi non lavora porterà una certa parte (non quantificabile a priori) di lavoratori a lasciare un impiego che non lo soddisfa.  Per invogliare il lavoratore a rimanere le aziende dovranno garantire condizioni salariali ben maggiori che si traduce in maggiori costi di gestione ovvero per alcuni la perdita di competitività e dell’utile con conseguente chiusura e per tutti l’aumento dei dei prezzi dei prodotti finiti. Il risultato? Un considerevole spinta inflazionistica che a breve farà sì che il reddito di cittadinanza non basti più. Un buon motivo per evitare sussidi a pioggia.

Morale della favola: cosa possiamo fare per non trovarci senza lavoro e per essere pronti ai lavori del futuro? Credo che l’unica soluzione sia agire su noi stessi e per noi stessi. Come dice Montemagno nel suo video “Puntare sull’unicità in modo da non essere sostituibili”. Questo significa aumentare le nostre competenze negli ambiti in cui le macchine non potranno mai eguagliarci oppure prepararci per essere quelli che governeranno le macchine. In entrambi i casi, la formazione è e sarà sempre più necessaria e continua ed ancora di più lo sarà un’offerta scolastica qualitativamente migliore di quella attuale che garantisca ai discenti di essere davvero al passo con i tempi. Un discorso aperto ormai da tempo a cui le riforme più o meno recenti non hanno purtroppo ancora saputo dare risposta. Confido nelle prossime.

Piero Vigutto

La tua opinione ci interessa. Ora puoi commentare l’articolo direttamente su questo blog o suggerirci gli argomenti che vuoi approfondire! 

Se questo articolo ti è piaciuto allora vorrai leggere anche:

La formazione del personale

Le competenze del futuro. Quali saranno quelle vincenti?

Una nuova visione delle risorse umane: Intervista a Roberto Siagri AD e fondatore di EUROTECH

Licenza Creative Commons

Leave a Reply

error: Il contenuto di questa pagina è protetto!