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La legge del cioccolatino

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Ci ho investito un po’ di tempo per pensarci. La legge Pernigotti, o meglio la proposta del Ministro del Lavoro, che i media hanno ovviamente rimbalzato, credo lasci perplesso chiunque si occupi di impresa, lavoro, organizzazioni, non solo dal punto di vista economico ma anche sociale.

A quanto pare durante una visita agli stabilimenti della nota ditta di cioccolatini appurato che gli investitori Turchi vorrebbero delocalizzare la produzione, il Ministro avrebbe comunicato ai media che «Qui si combatte una grande battaglia sul made in Italy. E grazie a questa nascerà una legge che si chiamerà legge Pernigotti che nel futuro obbligherà i marchi italiani a produrre sul territorio nazionale» (Cit. Il Giornale.it sezione Economia).

Non questiono sulla scelta dell’azienda, non conosco i bilanci né le motivazioni che possono spingere in quella direzione. Non dico nulla neppure in merito alla proposta di legge, che per ora è solo sui media. Osservo però che ad alcune esternazioni ci sono sempre delle conseguenze:

  • Ciò che dici è una comunicazione a futuri investitori;
  • Friedrich von Hayek vinse il premio Nobel, John Maynard Keynes invece no;

Vediamoli uno alla volta:

Quello che dici è fondamentale, soprattutto se ha un’eco mediatico. Provate a pensare se vi dicessero “Puoi comprare casa, ma come arredarla e quanto tempo ci devi stare lo decido io”. Comprereste quella casa? No di certo, se io possiedo un bene voglio amministrarlo come voglio (nei termini di legge, sia chiaro) e non ci penso neppure che qualcuno mi dica in casa mia cosa devo fare. Attenzione, non sto dicendo che è lecito lasciare a casa i dipendenti della Pernigotti, ma cito la costituzione:

Articolo 41 L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L’iniziativa economica privata è libera… libera! Significa che della mia azienda posso fare quello che voglio (sempre nei termini di legge) e che se voglio andare all’estero lo posso fare. Mi pare strano poi che per la Pernigotti si proponga una legge per farla stare in Italia mentre le altre decine, centinaia di imprese meno blasonate che sono andate all’etero nessuno abbia mosso un dito. Forse la guerra dei like è più attica su alcuni fronti e meno su altri? Ma soprattutto mi chiedo cosa penseranno gli investitori stranieri. Se l’esternazione l’avessi fatta io che conto come il due di picche quando è briscola bastoni non sarebbe successo nulla ma se l’asso di briscola ce l’hai in mano, devi stare attento a come parli. Chi voleva investire in Italia già era scoraggiato dal sistema di tassazione e dall’incertezza del giudizio in materia giuslavoristica. Ora cosa potrà pensare? Che se investi in Italia non potrai andartene neppure se le condizioni diventano sfavorevoli?

Veniamo ai premi Nobel, a chi li ha presi e chi invece no. Il protezionismo di Stato, al di là di quello che si può pensare, non porta da nessuna parte se non vero il baratro. Rimango ancora stupito dal fatto che le istituzioni vogliano in qualche modo proteggere l’economica costringendola a vivere all’interno dei confini politici degli Stati invece di pensare che ormai da decenni l’economia è globale. Chiudersi in casa pensando di far tutto da sé si chiama Autarchia. L’ultima volta non è finita proprio tanto bene. Proteggere ad oltranza, soprattutto in economia, è come mettere la testa sotto la sabbia e far finta che vada tutto bene.

Il Titanic va, l’orchestrina suona e tutti sono tranquilli.

Piero Vigutto

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