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A volte capitano incontri inaspettati, sono i casi della vita. Ognuno di noi lo ha sperimentato almeno una volta. Recentemente sono stato a Londra e l’ho trovata profondamente cambiata dall’ultima volta. 13 anni, tanto è trascorso dalla mia ultima visita. Una città diversa, almeno per come me la ricordavo. La sorpresa più grande? Tra i tanti, tantissimi italiani che lavorano nella city uno di loro mi ha particolarmente colpito.

Franco, il nome è di fantasia perché tra le tante cose che ci siamo detti l’unica che abbiamo omesso è stato il nostro nome. L’ho incontrato da Harrods mentre vendeva la neve finta, uno di quei gadget che probabilmente arriveranno qui tra qualche mese e che là invece sono già un must have. L’approccio l’ho avuto nella lingua locale, ma l’accento ha tradito la mia italianità e il buon Franco ha subito attaccato con “Italiano?”.

Abbiamo parlato di un po’ di tutto in quei venti minuti, ma una mia curiosità non poteva trovare risposta per questioni di educazione. Non volevo infatti porgere la domanda che più di altre spingeva per essere proferita “Ma quanti anni ha?” ed ho optato per un più diplomatico “Come mai in Inghilterra?”. Sì perché Franco di anni ne ha 58, me l’ha detto comprendendo e superando il mio imbarazzo, e a Londra era arrivato due anni prima. Capelli bianchi, sguardo sognante mentre mi parlava, Franco mi ha confessato che la scelta è arrivata dopo quella della figlia ventenne che da Ferrara si era trasferita a Londra per fare un’esperienza. Un po’ per sfida un po’ per gioco, Franco si era preso periodo sabbatico dal Bel Paese per stare accanto alla figliola e per mantenersi aveva accettato di fare il commesso. Il lavoro e la città lo avevano coinvolto così tanto che ha deciso di restare.

Entusiasta mi parlava di quella caotica città da cui non vuole più staccarsi. Mi ha detto che il lavoro non manca e che basta conoscere un paio di parole in inglese per trovarne uno: cameriere, commesso, magazziniere… ce n’è per tutti. Forse Franco l’ha fatta un po’ troppo facile ma questo poco importa, è la sua opinione e per questo va rispettata. Quello che importa invece è che abbia trovato una sua personale dimensione in cui stare bene, anche se alle soglie dei 60 anni, un’età in cui molti sognano la pensione Franco ha iniziato a sognare Londra.

Insomma, Franco docet, non è mai troppo tardi per smettere di provarci.

Piero Vigutto

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