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Ferie. Staccare si può. Si deve

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Ferie. Tanto agognate durante il periodo lavorativo ora che è arrivata l’estate si parte per una località caraibica (chi può), o per qualche giornata sulle coste della proprie regione (per chi ce l’ha), oppure per la montagna. Che sia a casa o all’estero, in città o in campagna, per cultura o per completo svago, non ha importanza. Quello che importa è staccare completamente per qualche giorno. Che siano 15 giorni oppure 10 o anche solamente 3 l’importante è staccare.

La mente, e il corpo, hanno un limite. Quando siamo fisicamente stanchi dormiamo, quando siamo mentalmente stanchi… accumuliamo altri pensieri e una lista infinita di cose da fare, tante che ci stanchiamo solo a pensarci. Il risultato? Il risultato è che ci stanchiamo ancora di più e ci sembra di non raggiungere gli biettivi, di non fare nulla, di non essere produttivi… ed è vero, è proprio così.

Staccate i cellulari e lasciate a casa i portatili, se non rispondete per qualche giorno non casca il mondo.

Lo scopo? Ristorare il cervello che deve pensare ad altro per qualche giorno. Non è possibile lavorare continuamente, 7×7 h24 come si dice. Il corpo, e soprattutto la mente, hanno bisogno di riposo per essere produttivi. Dopo le maratone gli atleti scaricano per qualche giorno, si riprendono dalla grande fatica. Perché non farlo con la mente? Non bistrattiamo il nostro cervello che necessità di riposo. Se volete davvero affrontare il lavoro post agostano dovete per forza essere riposati altrimenti non raggiungerete i goal e non manterrete la performance (per dirla in aziendalese). Il modello del lavoratore indefesso, modello dello Stakanov sovietico, è tramontato da parecchio tempo. Non si raccoglie più carbone e anche se lavoraste in miniera il riposo è sacrosanto. Non credete ai colleghi o ai dipendenti che “io rispondo alle mail anche in ferie”, non dico che non lo facciano, dico che non è possibile essere sempre “sul pezzo”. Il cervello ha bisogno di riposo altrimenti va in tilt e se va in tilt… beh, non mi pare una bella cosa. Mi è capitato di sentir rispondere a questo appello con la frase “ma se non rispondo poi come va a finire?” va a finire che ti rilassi, ecco come va a finire. E di certo non casca il mondo. Le ferie sono uno stato mentale che inizia spegnendo il cellulare e staccando il computer.

Per una volta facciamo come gli antichi Romani che dopo il negotium, il momento dedicato al lavoro, investivano il loro tempo nell’otium ovvero le attività dedicate allo studio, alla filosofia, alla contemplazione, all’arte, alle relazioni con gli altri. Per loro il negotium non era l’attività principale ma strumento per godersi l’otium! Quanta saggezza negli antichi, ormai surclassata dal modello dell’uomo robot che lavora anche di notte.

Staccare. Andare in ferie con la mente se non possiamo con il corpo. Fare quello che ci piace, che ci rilassa. Che siano letture nel salotto di casa o su un verde prato di montagna, o lunghe camminate nei boschi va bene lo stesso. Coltiviamo relazioni, visitiamo l’amico che non vediamo da tanto, ché lo star con gli altri è cibo per la mente e ristora più di mille vacanze. Condividete momenti che di tempo sembra essercene sempre molto e invece… credo che se Nadia Toffa, da poco scomparsa, potesse parlare direbbe la stessa cosa: vivete ogni secondo condividendo il tempo con amici e familiari che, come disse Lorenzo il Magnifico, “del doman non v’è certezza”.

Diamo il giusto peso alle cose, che una vita dedicata al solo lavoro è tempo tolto a noi stessi. E poi, se non esci dal tuo acquario, non potrai mai goderti il mondo.

Buone ferie.

Piero Vigutto

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