Login / Register | Via Monte Nero 12/2 33033 Codroipo (UD)   +39 349 326 7671 Contattami su Skype
Address

Via Monte Nero 12/2 33033 Codroipo (UD) +39 349 326 7671

Open Hours

La mindfulness in azienda

GDPR UE 2016/679

GDPR UE 2016/679

Scopri se sei in regola con il nuovo Regolamento Privacy GDPR UE 2016/679!
ACCEDI SUBITO AL QUIZ!

TI RICORDIAMO CHE L’ADEGUAMENTO AL GDPR È OBBLIGATORIO

Newsletter
Iscriviti alla Newsletter

Di mindfulness se ne sente parlare parecchio ultimamente. Viene definito il nuovo yoga per la mente, la panacea dei malesseri, uno di quei fenomeni che riempiono le aule di pseudoguru e psicocosi che si riempiono la bocca di concetti imparati chissà dove, chissà come, e che spesso, purtroppo, organizzano sessioni formative che portano beneficio solo al loro portafoglio. Confesso che da scettico per natura mi sono avvicinato a questo fenomeno con tanti dubbi sul reale impatto che può avere sul benessere delle persone. Ho voluto approfondire. Ho letto. Mi sono informato e alla fine mi sono imbattuto in un articolo del Sole 24 Ore che parlava di mindfulness. Il giornalista aveva intervistato un neurologo con un curriculum impressionante. Ho letto. Ero di fronte al primo vero esperto di mindfulness che sapeva benissimo di cosa stava parlando.

Il professor Franco Fabbro ha iniziato la facoltà di Filosofia per poi laurearsi in Medicina a Padova ne 1982 ed ha conseguito la specializzazione in Neurologia a Verona 1986. Dal 1985 al 1991 ha lavorato come ricercatore in neuropsicologia e assistente medico. Dal 1991 al 2001 è stato ricercatore di Fisiologia umana e di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione. Dal 2001 al 2005 è stato professore ordinario di Fisiologia. Dal 2006 è professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università di Udine. La ricerca continua ha prodotto decine di lavori descritti in più di venti libri tradotti in diverse lingue e articoli che sono stati pubblicati su riviste di neurologia, psichiatria, linguistica e psicologia. A questa disciplina vecchia di più 25 secoli si è avvicinato quando studiava Filosofia e non ha mai smesso di studiarla applicandovi anche tecniche di ricerca neuropsicofisiologiche diventando una delle poche persone in Italia che possono essere definite “esperti” di minfulness, che oltre alla pratica si interessano anche alla ricerca.

Come si è avvicinato a questa pratica?

Per caso. Da giovane ho fatto un esame di storia delle religioni a Filosofia, era prima che mi iscrivessi a medicina. Dovevo approfondire una religione e per caso mi è capitato il buddismo zen. Eravamo nel 1975-76 ed ho preparato la mia relazione sui testi che avevo letto. Mi sono avvicinato alla meditazione imparando direttamente da Claudio Naranjo autore di On the psychology meditation (1972) uno dei testi di riferimento sull’argomento. Per qualche anno ho frequentato i sui corsi e poi ho deciso di sviluppare un metodo tutto italiano e da lì è partito tutto. E’ stato come iniziare un viaggio che continua tutt’ora. Negli anni ho scoperto che la mindfulness è germinativa, è come un frattale. Se viene coltivata si sviluppa da sola, interiormente.

Cos’è la mindfulness?

E’ un termine tecnico che si può tradurre in italiano come consapevolezza. In realtà la minfulness è un training di consapevolezza che trae origine dal buddismo ma nelle forme attuali è stata rivisitata sia negli Stai Uniti che in Italia. Si parla quindi di meditazione di consapevolezza infatti il termine mindufulness deriva dal sanscrito e significa proprio consapevolezza. E’ stato scoperto e insegnato più di 2500 anni fa da un principe indiano, il Budda. Si racconta che egli si fosse realizzato o illuminato, e avesse insegnato ai discepoli a raggiungere questo stato di realizzazione attraverso la pratica della consapevolezza che è il settimo di otto passi che i discepoli dovevano percorrere. La realizzazione arrivava appunto attraverso il samma sati che significa “praticare in maniera giusta e corretta la consapevolezza”. Alla fine del XX secolo in occidente, nel dopo guerra, abbiamo assistito ad un incontro tra la psicologia, le neuroscienze e le pratiche meditative del samma sati. Una commistione che ha mostrato l’importanza nella vita quotidiana sia dell’attenzione volontaria sia della coscienza fenomenica.

Può spiegarci meglio?

Certamente. L’attenzione volontaria è collegata con la capacità di essere attenti e aperti, non automatizzati, privi di vincoli devianti che vengono dalle fantasie e dal pensiero interiore. Un approccio, se pensiamo bene, risulta fondamentale per chi frequenta la scuola ma anche per chi va al lavoro. La coscienza fenomenica è invece più difficile da spiegare ma molto importante. La dimensione culturale umana si divide in ambiti semantici, ovvero ciò che si sa, e in ambiti fenomenici, che racchiudono tutto quello che si esperisce e di cui si fa esperienza. Nel mondo occidentale le persone vivono prevalentemente nella dimensione del sapere discorsivo che tende a rendere gli individui automatizzati e non presenti a se stessi. Con “Il grande discorso sulla presenza mentale” il Budda ci insegna che dobbiamo essere presenti all’esperienza del momento e questo può essere di notevole aiuto per la gestione della quotidianità lavorativa e i rapporti che si creano nei team di lavoro. Questo è quello su cui insistiamo durante le nostre sessioni di formazione.

Cosa si fa e cosa insegnate durante i percorsi di minfulness?

Durante gli incontri settimanali ci concentriamo su un concetto. La meditazione dura mezz’ora divisa in periodi di 10 minuti durante cui facciamo attenzione (sati) al respiro che entra (ana) ed esce (pana) dalle narici e alle sensazioni fisiche che esso genera. Dopo dieci minuti ci si focalizza sulle sensazioni del corpo e su come le emozioni si manifestano a livello corporeo. L’ultima parte, la più complessa, porta a prestare attenzione a quello che accade nella mente (vipassana), ovvero come si presentano e scompaiono nella mente i pensieri, le immagini e le memorie. Al termine della meditazione segue un’ora di discussione su quello che è successo a casa o si è provato durante la meditazione. Durante la meditazione le persone spesso sbagliano, perdendo l’attenzione e la discussione verte proprio sugli atteggiamenti da tenere verso gli errori. E’ un percorso pratico e semplice da capire ma non nego che sia difficile da portare avanti, le persone non sono abituate a stare ferme e a meditare, ma una volta imparata la tecnica si può esercitare ovunque e in qualunque momento.

Ma questo come può essere utile al mondo del lavoro?

La mindfulness agisce sulla consapevolezza che è la base della responsabilità. La mindufulness è prima di tutto un training per imparare a stare fermi, il movimento che segue è del tutto volontario e consapevole. Non a caso ai nostri corsi partecipano i medici che lavorano negli ospedali, gli insegnanti delle scuole di ogni grado, persone che quando lavorano hanno bisogno di un altissimo gradi di consapevolezza. Provi a pensare ad un chirurgo che opera, quando lo fa deve essere presente a se stesso e non può distrarsi. Da qualche tempo abbiamo cominciato con i bambini delle scuole primarie e con i ragazzi delle secondarie superiori con risultati molto incorraggianti. Il percorso è particolarmente utile per le persone che lavorano sotto stress perché la consapevolezza di sé ha un potere limitante sui fattori stressogeni perché rende chi medita consapevole del livello di dolore interiore e fisico generato dallo stress incidendo in maniera considerevolmente sulla capacità lavorativa.

Quali sono invece le distorsioni concettuali ed applicative a cui possiamo andare in contro?

So che è stata utilizzata dall’esercito statunitense per far sì che i tiratori scelti possano sparare meglio. Ho sentito anche che è stata introdotta alla Google o in Amazon, adesso non ricordo con precisione, per aumentare le performance dei venditori. Questo non credo abbia molto a che fare con la crescita personale proposta della mindfulness. Sicuramente la meditazione può aiutare ma l’impresa dovrebbe capire se ha a cuore più il fatturato che il benessere dei propri dipendenti. Se è vero il secondo allora praticare la minfulness porterebbe notevoli vantaggi per il gruppo di lavoro. Nel secondo caso le strade da seguire sono altre.

Piero Vigutto

La tua opinione ci interessa. Ora puoi commentare l’articolo direttamente su questo blog o suggerirci gli argomenti che vuoi approfondire! 

Licenza Creative Commons

Leave a Reply

error: Il contenuto di questa pagina è protetto!