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È vero che un ambiente con elevati scambi sociali aumenta la produttività del dipendente?

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Socialità e socializzazione: ecco perché aumentano la produttività dei dipendenti

presentazionePerry Timms da oltre 20 anni è consulente esperto in project management, sviluppo delle organizzazioni, talent retention e sviluppo risorse umane. Aggiorna spesso il suo blog ed organizza interessanti webinar sull’argomento risorse umane.

Mi ha colpito il suo articolo che parla di ambiente sociale e produttività, associato all’individualità del lavoratore come singolarità ma inserito spesso in un ambiente che ne mortifica la soggettività a vantaggio di una collettività che gli impone le “regole del gioco”. Regole che, tra l’altro, a volte non appartengono neppure alla mission aziendale ma fanno parte di quel “non detto ma fatto” che spesso troviamo estremamente radicato nei gruppi: “Abbiamo sempre fatto così”. Non voglio di certo qui riproporre le considerazioni sull’immobilismo mentale che questa frase comporta e perpetra perché già la conosciamo tutti. Quello che mi preme è offrire qualche spunto di riflessione originale sulla socializzazione dei gruppi di lavoro come strumento di gestione e diffusione della cultura personale e d’impresa.

Esistono numerose ricerche scientifiche dove psicologi, neuroscienziati, ricercatori e sociologi ci dicono che siamo animali sociali per natura e quindi il lavoro dovrebbe in qualche modo agevolare questa nostra tendenza. Ma come può tutto questo diventare uno strumento di gestione delle risorse umane?

La comunicazione interna è una componente imprescindibile della vita di gruppo ma molto spesso viene trascurata a vantaggio delle classiche priorità, senza pensare che una corretta gestione del personale è anch’essa una priorità. La comunicazione interna, però, va gestita affinché non diventi il tramite di informazioni errate sull’azienda, sulle capacità di gestionali del management, sul buon andamento dei progetti e sulla gestione delle politiche di gestione del personale.

Se lasciato a se stesso il gruppo troverà da solo un equilibrio e non è detto che questo equilibrio sia vada nella direzione dell’azienda. Analizziamo meglio la questione.

Tralasciando molte altre tipologie per non fari diventare l’articolo un trattato e semplifico dicendo che la comunicazione interna può essere:

  1. Formale: gestita dall’azienda. La comunicazione formale trasferisce ai dipendenti informazioni quantitative (esperienze, dati sula produzione, assunzioni, licenziamenti, ecc.). Essa può essere gestita dall’impresa attraverso sterili comunicati interni come quelli affissi in bacheca, che dopo un po’ nessuno guarderà. Segue verticalmente i nodi di comunicazione rappresentati dai ruoli dell’azienda o gli organismi di rappresentanza;
  2. Informale: gestita dal gruppo. La comunicazione informale trasferisce invece la componente emotiva della gestione del gruppo di lavoro (mission e vision aziendali, valori, ecc.). Difficilmente può essere gestita, perché è disordinata, relazionale, emotiva e parte integrante di ogni gruppo sociale, tuttavia può essere indirizzata attraverso specifici strumenti  che stimolano le relazioni aperte e pubbliche (giornale aziendale, focus group, training group, ecc.);

Entrambe influenzano le relazioni tra la direzione e i dipendenti, ma solo la comunicazione informale ha un effetto veloce e dirompente. Più dell’altra influenza il clima aziendale, il talent retention, l’espressione delle idee originali e quindi l’attività di problem solving che viene dal basso che porta innovazione.

Di certo il mio è un discorso generalista, se scendessimo nel particolare sia concettuale che organizzativo, potremmo scrivere libri interi sulla materia. A proposito di libri, approfitto per consigliarne uno intitolato La comunicazione interna alle imprese e alle organizzazioni. Modalità, linguaggio, circuiti, mezzi offline e online, che nelle sue quasi 432 pagine spiega in maniera chiara quelli che sono gli strumenti e i metodi per una corretta gestione della comunicazione interna.

Piero Vigutto

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1 Recent Comments

  • Piero Vigutto
    14 novembre 2016

    Gentilissima Serenella,
    grazie per la testimonianza. Da quello che ho capito si tratta di un progetto di motivazione e di empowerment. Sarei interessato a conoscere i contenuti e soprattutto gli sviluppi. Se posso essere d’aiuto anche solo per un confronto, sono a disposizione.
    Cordialità

    Piero

    Reply

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