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Il valore della Rete

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Meglio insieme che da soli. Un aneddoto sul valore della rete tra imprese e territorio

Una decina di anni fa mi capitò di partecipare ad una conferenza incentrata sul valore della rete. I relatori che si erano succeduti durante tutta la giornata, avevano ricevuto applausi scroscianti parlando di collaborazione, contatti, condivisione, come valori che le aziende dovevano coltivare per far fronte alle sfide della globalizzazione. Tutti gli astanti annuivano e applaudivano concordando sulla necessità di “fare insieme”. Effettivamente come si può pensare di avere un potere contrattuale con clienti e fornitori se si è una piccola azienda italiana? L’affermazione non è stata fatta per sminuire le imprese del Bel Paese ma perché la maggior parte ha dimensioni piccole o piccolissime e diventa complicato e costoso rapportarsi con l’estero o competere con player di dimensioni rilevanti. Ricordo benissimo che uno degli esperti che erano intervenuti, si era particolarmente infervorato mentre sosteneva che il Sistema Italia era in ritardo perché non aveva compreso che l’unione delle PMI avrebbe dovuto trovare una sua progettazione e strutturazione subito dopo la caduta del muto di Berlino e invece così non era stato. Eravamo già in ritardo e rischiavamo il sorpasso. Gli uditori applaudivano. Tutti erano d’accordo. Mi aspettavo che quello fosse il manifesto di una rivoluzione imprenditoriale che avrebbe portato alla costruzione di reti di imprese solide e rispondenti alle necessità di mercato in maniera forte ed immediata.

La foto non si riferisce alla macchina citata nell'articolo

La foto non si riferisce alla macchina citata nell’articolo

Durante quella conferenza, mi capitò di conoscere un collega, molto più giovane di me, che lavorava in un distretto industriale. Rimanemmo in contatto per diverso tempo, tanto che, dopo due o tre anni mi invitò a fargli visita nel suo ufficio dove lavorava perché ci teneva a mostrarmi il progetto di condivisione di spazi e macchinari che aveva seguito dal giorno della conferenza. Entusiasta si era rivolto al consiglio direttivo ottenendo appoggio e i finanziamenti per l’acquisto di una macchina per creare dei prototipi dal valore di diverse centinaia di migliaia di euro. Lo scopo era quello di mettere a disposizione delle aziende del distretto, una tecnologia che difficilmente le PMI consociate avrebbero potuto comprare in autonomia. L’acquisto non era stato fatto a caso ma era il risultato di una ricerca dove era parso chiaro che la macchina serviva a decine di aziende. Il distretto metteva a disposizione anche un tecnico preparato che avrebbe seguito l’impresa che necessitava di un prototipo. Il collega era fiducioso sul buon esito del progetto, anche se, pur essendo disponibile da diversi mesi, la macchina non era ancora stata utilizzata. Ci salutammo cordialmente al termine della visita. Tempo dopo seppi che in un anno la macchina era stata utilizzata da una sola impresa. Il motivo del fallimento del progetto? Le aziende del distretto avevano paura che le loro idee venissero copiate dalle altre aziende del distretto che avrebbero usato la macchina.

serverLa paura del furto di un segreto industriale da parte di un concorrente, è certamente comprensibile e lecita. Quello che non è comprensibile è la mancanza di lungimiranza. Se le imprese che fanno parte dello stesso distretto industriale hanno gli stessi mercati e gli stessi fini, diventa logico unirsi per rispondere alle richieste che da quel mercato vengono, soprattutto se a cercare di unirle è una struttura come un distretto che è stata creata allo scopo di aiutare le aziende e di preservarle. Forse sembrava logico solo a me dopo il tripudio di applausi a cui avevo assistito durante l’incontro di qualche anno prima. Anche in questo caso era stata persa un’occasione perché erano impegnate tutte a proteggere il proprio orticello cercando di essere competitive da sole.

La collaborazione tra aziende è utopia? Io non credo. La rete si protegge da sola da comportamenti scorretti. Provate a pensare ad un gruppo di amici, diciamo una decina. Si accordano per comprare un’automobile tutti insieme tramite una colletta dove ognuno interviene con la stessa quota di capitale e stabilendo che l’utilizzo è regolamentato da disposizioni ben chiare, definite e condivise. Ebbene può capitare che un membro del gruppo non rispetti le regole. Sarà il gruppo stesso ad imporre il comportamento concordato oppure ad escludere l’amico dall’utilizzo dell’automobile. Lo stesso vale per le imprese. A punire i comportamenti scorretti è il mercato e che è composto dalle altre imprese che collaborano.

Non è utopia, è un modo diverso di vedere le cose.

Piero Vigutto

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