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È notizia di oggi, riferitami direttamente da un collega, che ha candidamente asserito che gli bastano un’occhiata e due parole per capire chi ha davanti e selezionare la persona giusta.

Un vero peccato scoprire alla mia età che queste abilità sono naturalmente possedute da pochi e che quei pochi, come il collega, le rendono disponibili per i loro clienti mandando definitivamente in pensione o fuori mercato chi le ha maturate in anni di studi, esperienza sul campo, attività di aggiornamento, studio e creazione del metodo.

Una fortuna per il collega che sia nato nella seconda metà del XX secolo, se fosse nato solo un paio di secoli prima avrebbe fatto la fine di Anna Göldi, l’ultima donna ad essere condannata a morte per stregoneria in Europa. Sì, perché quelle del collega sono più capacità da negromante che da selezionatore.

Le tecniche usate, poi, hanno proprio il sapore del medioevale rito esoterico:

  • La posizione del corpo nello spazio indica se sei interessato al dialogo “basta quella per capire se ha speranze di superare il colloquio” (cit.);
  • Le braccia conserte indicano rifiuto e chiusura;
  • Le prime 10 parole proferite dal candidato (ma anche solo le prime 5) sono decisive per capire se è adeguato o meno al ruolo;

Rimango interdetto e stupito che il collega non abbia in tasca i tarocchi o non legge i fondi di caffè. Evidentemente sono strumenti per neofiti e non per gli esperti come lui.

E pensare che fino a ieri credevo che per organizzare una selezione con tutti i crismi ci si dovesse dotare di strumenti parametrici come i test di personalità o attitudinali, che il colloquio dovesse durare qualche decina di minuti per esplorare le competenze della persona, che si dovessero usare job description e procedere attraverso l’analisi di CV unitamente allo studio dei profili social dei candidati… Evidentemente pensare che l’assessment sia efficace e predittivo delle competenze e dei comportamenti è proprio da ingenui.

Per migliorare le tecniche di selezione mi iscriverò ad un corso sulla lettura del pensiero.

Piero Vigutto

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