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Nonostante quello che si può pensare è il titolo di un film (2004) che riprende la trama dell’omonimo romanzo di Massimo Lolli, ex HR Manager del gruppo Marzotto attualmente manager dell’innovazione (così risulta dal suo profilo LinkedIn) di Ratti spa, che alterna la sua attività di manager a quella di scrittore. Nel film Marco Pressi (Giorgio Pasotti) è il Responsabile Risorse Umane che riceve l’ordine di raggiungere un target aziendale importante in un brevissimo lasso di tempo, pena il licenziamento. L’incarico diventa con il tempo fonte di stress e preoccupazioni tanto a causa delle pressioni dell’azienda e del clima che in essa si instaura tanto che Pressi perde di vista tutte le relazioni interpersonali (familiari, affettive e d’amicizia) occupando con il lavoro tutte le giornate e spesso anche le nottate e i fine settimana e diventando in qualche modo anch’essa fonte di stress. E’ la cosiddetta sindrome da corridoio, una delle tante manifestazioni dello stress lavoro correlato, per cui lo stress derivante dagli impegni lavorativi accompagna il dipendente nella vita domestica dove, già sollecitato dagli impegni, trova altre fonti stressogene che non fanno altro che amplificare la sua condizione. In pratica lo stress del lavoro viene portato a casa e quello familiare al lavoro mantenendo il lavoratore in una condizione permanente di sollecitazione come se si trovasse rinchiuso in un corridoio, appunto, da cui non riesce ad uscire agli estremi del quale ci sono due porte (famiglia e lavoro) varcate le quali si trova sempre in condizione di alimentazione della tensione e mai di scarico. Un loop pericoloso che sul lungo periodo assumono carattere di cronicità e possono provocare rotture comunicative e quindi incomprensioni, frustrazioni, solitudine ed aggressività che sono la base per lo sviluppo di infortuni ma che ricadono anche sulla produttività, sull’equilibrio organizzativo dell’azienda e sulla sua immagine interna ed esterna. 

Piero Vigutto

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