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Motivazione a fare… o a non fare

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Ahi quanto a dir qual era è cosa dura… parlar di motivazione (e mi scusi il Sommo Poeta se ho preso indegnamente a prestito una parte del Suo Inferno). I motivatori a me non sono mai piaciuti e non è un segreto. Spacciatori di felicità, li ho sempre chiamati e non cambio idea. Ti danno quello di cui hai bisogno, la certezza che se vuoi puoi anche se non è vero. Ti offrono un paio di ali, anzi ti dicono che le ali le hai sempre avute e non sapevi di averle quindi puoi spiccare il volo senza conseguenze e quando, come un novello Icaro, prendi la musata per terra perché il volo non lo spicchi, allora ti offrono (a pagamento) un’altra illusione che ingrassa loro e a te resta la dipendenza dalle bugie. La verità è un’altra ed è duplice:

  • Il cambiamento è un processo lungo e non avviene di certo al costo di 2 mila euro spesi per trascorrere un fine settimana sudando in un palazzetto dello sport con altre 4 mila persone che con te condividono la speranza riposta nell’imbonitore che balla sul palco al ritmo della vuvuzela;
  • La motivazione sta dentro di noi (se c’è) ed è un fattore psicologico, tanto studiato che in psicologia trovi tomi interi dedicati all’argomento. I fattori motivanti sono diversi per ognuno di noi e su quelli potremmo aprire un dibattito infinito che va dalla piramide di Maslow al bastone e carota, dagli MBO ai motivi familiari;

Questo ultimo punto apre alcune interessanti considerazioni tanto che durante una sessione formativa ho affrontato l’argomento con l’aula. Cos’è la motivazione? E’ stata la prima domanda che ho fatto ricevendo tante risposte comuni, quasi banali: energia, desiderio di raggiungere un obiettivo, voglia di fare, eccetera. Qual è il vostro obiettivo? Ho chiesto, e a questa domanda ho ricevuto tante risposte diverse quanti erano i presenti e tutte diverse dalla mia a dimostrare ancora una volta che la motivazione, o meglio il motivo a fare, è diverso per ognuno di noi.

Per spiegare questo fenomeno ho citato il comportamento di alcuni gabbiani.

I gabbiani: quando ero all’università lessi un articolo interessante (o era un capitolo del libro che stavo studiando per l’esame? Non ricordo) in cui veniva descritto il curioso comportamento dei gabbiani nella scelta del loro pasto. Questi volatili sono golosi di molluschi ma a quanto pare uno non vale l’altro. Li scelgono con cura, li prendono con il becco e si sollevano in volo. Ad una certa quota li lasciano andare facendoli sfracellare sugli scogli, così possono cibarsi del contenuto della conchiglia. Le dimensioni però contano: non devono essere troppo grandi perché potrebbero non rompersi subito e il gabbiano dovrà sollevarsi più volte in volo consumando più energia di quella che ricaveranno dal pasto; non troppo piccoli o l’ l’energia investita nel volo sarà superiore a quella ricavata dal pasto. Insomma, devono avere le dimensioni giuste. Ma per capire qual è la dimensione corretta della conchiglia il gabbiano dovrà calcolare la direzione del vento, il suo peso, la fatica che farà a disputarsi il pasto con gli altri gabbiani, eccetera. Una serie di calcoli infiniti che manco fossero Al 9000 del film di Kubrick. Per capire se vale la pena o no e i calcoli vengono svolti per un’utilità individuale e non collettiva, infatti lo stormo non beneficia della scelta del singolo gabbiano, anzi viene penalizzato. Chi prima arriva meglio alloggia e si prende i molluschi migliori. Ma questo è un altro discorso.

La motivazione umana funziona allo stesso modo: se la differenza tra energia ricavata e quella investita è superiore a zero allora si procede, altrimenti no. Anche l’essere umano, inconsapevolmente, svolge una gran quantità di calcoli per comprendere il grado di convenienza considerando tutte le variabili che ha a disposizione e l’uomo finisce per competere con gli altri per i pezzi migliori.

Ma noi non siamo gabbiani e cosa sia “migliore” lo decidiamo autonomamente. La questione fondamentale è l’obiettivo personale. C’è chi lavora per i soldi, chi per pagarsi un mese di vacanza, chi la macchina nuova fiammante, chi semplicemente per ingrassare il conto corrente, chi per soddisfazione personale, altri per mantenere la famiglia, eccetera. Lo ha scoperto certamente chi si è occupato, o preoccupato, di strutturare un buon piano di welfare aziendale concordando con ogni dipendente la risposta alle necessità, tutte diverse… appunto.

La giusta leva motivazionale la scopri ascoltando le persone altro che carbonella incandescente su cui i motivatori ti fanno correre!

Piero Vigutto

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