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Artigiani ma non troppo: il lavoro della famiglia Zanin

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Questa è la storia di un’azienda fondata nel 1827 da Valentino Zanin, classe
1797. Sì avete capito bene, XVIII secolo. Significa 200 anni e più di tradizione organaria che si tramanda da padre in figlio. Ho avuto il piacere di parlare con Francesco, il padre di Carlo che è l’ultimo in successione dinastica di una famiglia dedita a questi meravigliosi strumenti. Artigiani di estrazione, nel senso vero del termine, che dei sensi, della manualità e dell’esperienza hanno fatto un’abilità che è diventata un’azienda. Una famiglia che lavora con il passato ma vede i computer e gli algoritmi come compagni di viaggio che possono traghettare le tradizioni antiche verso un futuro radioso.

Si parla aziende familiari che chiudono, qual è il segreto della vostra longevità?

Non credo ci sia un segreto ma se ce n’è uno credo sia la passione per un lavoro che non è solamente tecnica e tecnologia ma ha risvolti artistici e culturali e spazia in campi impensabili che rendono il lavoro ogni giorno sempre più interessante. In pratica, quello che ci spinge oltre alla passione, è la curiosità perché in questo lavoro non si smette mai di imparare, studiare e informarsi. Per questo motivo ogni membro della mia famiglia di ogni generazione ha contribuito innovando continuamente i processi senza rinunciare alla tradizione. Ogni generazione ha dimostrato interesse per un lavoro che non puoi fare se non lo ami profondamente. L’organo non è solo musica, è storia e passione, tecnica e anima. Non è facile descrivere quello che si prova quando si inizia un nuovo progetto.

Parliamo della nuova generazione.

Mio figlio Carlo ha 34 anni, ha cominciato in bottega che ne aveva 20 dopo aver conseguito il diploma al liceo classico. In molti si chiedono cosa c’entra il liceo classico con la bottega, ebbene c’è una correlazione strettissima tra la formazione classica e la musica. La letteratura e l’arte fa parte delle nostre vite, siamo sempre nelle chiese che sono il luogo che per centinaia di anni sono stati i depositari della cultura. Gli studi classici sono quindi importantissimi per chi fa questo mestiere. L’arte, la pittura, la musica, la sacralità delle chiese ti entrano nel sangue e diventano immanenti. I soli studi tecnici non bastano, rischi di non apprezzare quello che fai e vedi. Io, ad esempio, che ho fatto un istituto tecnico, ho dovuto compensare leggendo e studiando. Ho approfondito la storia e la letteratura ed è stato come aprire le porte ad una parte di mondo che non conoscevo. Lo stesso è accaduto a mio figlio che ha completato gli studi classici, per lui è stato l’opposto perché ha dovuto studiare la parte tecnica e manuale degli strumenti. Insomma, questo lavoro ti completa donando concretezza alla cultura.

Quello che mi dice mi fa pensare al reverse mentoring, quella tecnica di trasmissione delle competenze in cui il più esperto insegna al giovane e viceversa.

In realtà è qualcosa di più complesso, non è solo trasmissione di competenze ma un completarci a vicenda. Mio figlio Carlo legge molti libri di storia, sulla produzione di mobili in legno che poi mi spiega con entusiasmo unico. Io lo seguo ed incoraggio i suoi esperimenti con cui tenta di riesumare tecniche desuete utilizzate secoli fa nella produzione dei componenti lignei e metallici degli strumenti. La passione è tale da essere contagiosa. Io allora gli racconto aneddoti, storie e particolari che fanno parte dei trucchi di questo mestiere. In questo lavoro si impara sui libri e in bottega, altrimenti non potremmo avere la visione completa del tutto.

Qual è il rapporto che avete con la tecnologia?

La tecnologia è un’esigenza ma ci servono anche i trucioli perché per ottenere certi risultati devi utilizzare tecniche antiche. L’innovazione sta nello scoprire come si facevano una volta le vernici e i trattamenti dei materiali. Questo non significa che non ci sia posto per la tecnologia, l’organo è talmente complesso che in molti ci chiedono di abbinare le sonorità antiche alle tecnologie più moderne capaci di migliorare la funzionalità dello strumento. E’ chiaro che in questo caso non stiamo parlando di un organo antico ma di uno strumento moderno. Se vuoi studiare la musica di Bach possiamo costruire un organo del tutto identico a quello del celebre compositore, come recentemente ci è stato chiesto dal Giappone; se invece vuoi sonorità moderne siamo in grado di abbinare allo strumento il moderno computer.

Mi pare di capire che ci sia un continuo ed ottimo rapporto con la formazione.

Certo, il rapporto con la formazione è costante, praticamente giornaliero e questo vale sia per i titolari e che per i dipendenti. E’ un rapporto necessario perché è uno scambio continuo, come una cascata che tracima dal vaso più alto e si propaga ai vasi che stanno sotto. A parte alcuni segreti che conserviamo gelosamente, la mia famiglia ha sempre creduto nella formazione diffusa: se uno di noi scopre qualcosa lo insegna anche agli altri. Questo vale anche fuori dall’azienda, ad esempio a Basilea c’è una scuola cantorum dove studiano solo musica antica ed avevano l’esigenza di costruire uno strumento con le caratteristiche degli organi italiani. La nostra bottega è stata coinvolta da un famoso costruttore tedesco, noi faremo le canne e loro il resto. C’è quindi anche uno scambio tra colleghi a livello internazionale. Dall’estero vengono a studiare gli organi italiani e noi andiamo all’estero a studiare i loro.

La vostra è quindi un’azienda piccola ma internazionale. Come si arriva all’estero?

Diciamo che noi siamo un po’ avvantaggiati dalla nostra storia. Da sempre nel mondo la cultura italiana è sinonimo di eccellenza. Abbiamo molti studenti stranieri che vengono da noi per imparare e poi rientrano nei loro Paesi con le conoscenze che gli abbiamo fornito. Nascono quindi amicizie che poi si trasformano in contatti commerciali. A proposito di questo qui mi sento di fare un appunto: come ho detto ci son molto studenti stranieri, ad esempio i tedeschi sono più organizzati degli italiani nella gestione dei contatti all’estero mentre noi italiani facciamo più fatica. Ci vorrebbe una maggiore presenza all’estero degli uffici culturali delle ambasciate che dovrebbero proporre maggiormente questi scambi culturali. Ci aiuterebbe davvero molto avere un supporto a dimostrazione che la cultura può essere un efficace viatico per lo scambio commerciale.

Qual è un progetto a cui si vorrebbe dedicare come sfida personale?

Il prossimo progetto che terrà impegnata la bottega sarà il restauro di un organo con canne di cartone al museo Correr di Venezia, un connubio di tecnologia e storia. Mia figlia Cecilia è laureata in tecnologie di restauro e ci supporterà per le ricerche. Personalmente mi piacerebbe costruire ex novo uno strumento in stile barocco tedesco, mi piacerebbe studiare le tecniche di quella scuola approfondendo di più le tecniche e la storia.

Piero Vigutto

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