Login / Register | Via Monte Nero 12/2 33033 Codroipo (UD)   +39 349 326 7671 Contattami su Skype
Address

Via Monte Nero 12/2 33033 Codroipo (UD) +39 349 326 7671

Open Hours

Il Decreto 231 e la gestione del personale

GDPR UE 2016/679

GDPR UE 2016/679

Scopri se sei in regola con il nuovo Regolamento Privacy GDPR UE 2016/679!
ACCEDI SUBITO AL QUIZ!

TI RICORDIAMO CHE L’ADEGUAMENTO AL GDPR È OBBLIGATORIO

Newsletter
Iscriviti alla Newsletter

Il decreto 231 e la sua applicazione

La giurisprudenza, vista spesso come ostacolo, può invece essere vista come fonte di idee per una migliore gestione del personale

La giurisprudenza, vista spesso come ostacolo, può invece essere vista come fonte di idee per una migliore gestione del personale

Il decreto legislativo 8 giugno 2001 n° 231 emanato in attuazione della delega conferita al Governo con l’art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n. 300[1] ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento, la disciplina sulla “responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato”. Il decreto intende tutelare le aziende comprese le società di persone, gli enti pubblici e pubblico-privati, le associazioni non lucrative, etc.[2] dalle violazione di normative legislative vigenti dei loro amministratori.

Secondo la disciplina del “Modello 231”, le società possono essere ritenute responsabili per alcuni reati consumati o tentati, realizzati nell’interesse o a vantaggio delle società stesse, da esponenti dei vertici aziendali e da coloro che sono sottoposti alla direzione o vigilanza di questi ultimi (art. 5, comma 1 lettera a e b) mentre non risponde se i vertici hanno agito per proprio interesse o di terzi[3]. Gli enti rispondono anche in merito a reati compiuti all’estero a meno che non siano già perseguiti dallo stato in cui i reati sono stati commessi[4].

Questo significa che la responsabilità amministrativa è separata da quella penale di chi compie il reato ma ad essa si affianca, coinvolgendo il patrimonio della società che con il decreto 231/01 risponde in maniera autonoma e considerevole[5] ma slegata dagli amministratori, sia per il reati penali sia per quelli amministrativi. Questi ultimi sono esclusi se la società ha adottato ed attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati stessi.

Riassumendo l’ente risponde qualora i reati:

  • Siano previsti dal d.lgs. 231/01;
  • Siano stati commessi dai soggetti apicali (Art. 6);
  • Siano commessi a vantaggio dell’ente;

Tra i reati che si possono annoverare abbiamo anche gli omicidi colposi e le lesioni colpose gravi e gravissime in violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza del lavoro. Vediamo quindi che l’applicazione del “Modello 231” entra appieno nel concetto di prevenzione dei rischi che all’Articolo 9 Sanzioni amministrative prevede:

  1. Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:
  2. a) la sanzione pecuniaria;
  3. b) le sanzioni interdittive;
  4. c) la confisca;
  5. d) la pubblicazione della sentenza.
  6. Le sanzioni interdittive sono:
  7. a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
  8. b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  9. c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  10. d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  11. e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Sanzioni piuttosto pesanti per un ente commerciale che viene in tal modo indotto a rispettare seriamente le direttive del modello 231.

La domanda sorge spontanea, viste le incombenze di legge e le sanzioni che si rischia di vedersi comminare, quali sono i benefici per un ente che si adegua al modello 231?

Il vantaggio c’è ed è evidente, perché l’ente che si è adeguato al programma modello 231 può, come abbiamo detto, invocare l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati sanzionati dalla 231. Altri benefici sono:

  • Derivanti da altre normative come quelli in materia di delega di funzioni in ambito salute e sicurezza sui luoghi lavori la cui responsabilità è in capo agli amministratori che non hanno rispettato il Modello 231;
  • Di natura operativa perché l’adozione del modello 231 comporta una maggiore chiarezza organizzativa, ed un bilanciamento tra poteri e responsabilità aiutando a diffondere la cultura della percezione corretta dei rischi e dei controlli sulle fasi di produzione;
  • Immagine aziendale e sua percezione da parte degli stakeholders e shareholders;

Ci troviamo quindi di fronte ad una norma che contribuisce al miglioramento della percezione interna ed esterna dell’ente, aumentando, come “obbligo libero”, la cultura interna della percezione del rischio e le azioni di prevenzione attraverso l’Organismo di Vigilanza (O.d.V.).

L’O.d.V., che può essere monocratico o collegiale e comunque sempre autonomo nelle sue attività, ha la responsabilità di:

  • Proporre gli aggiornamenti del Modello;
  • Controllarne l’osservanza e l’attuazione;
  • Gestire le iniziative di formazione e informazione necessarie per l’attuazione del modello;
  • Gestire le informazioni ricevute sul funzionamento del Modello.

L’O.d.V. provvederà alla verifica dei testi e dei documenti predisposti in tema:[6]

  • Il Codice etico: ovvero la carta dei valori etici e comportamentali che l’ente intende applicare nella gestione dei rapporti con stakeholders e shareholders;
  • Il Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) composto da:
  1. Una parte generale che descrive le caratteristiche strutturali dell’Organizzazione e le modalità di creazione del modello e della sua diffusione;
  2. Una parte speciale sul le diverse tipologie di reati previsti nel D.Lgs. 231/2001;
  3. Sistema disciplinare;
  4. Regolamento dell’O.d.V.;
  5. Sistema di procure e deleghe;
  6. Organizzazione gerarchica e funzionale;
  7. Documento di mappatura e analisi dei rischi per la sicurezza del lavoro e dell’ambiente;
  • I Protocolli operativi per ogni asset di impresa:
  1. Salute e Sicurezza;
  2. Ambiente;
  3. Risorse umane;
  4. Sistema disciplinare;
  5. Acquisti;
  6. Amministrazione e Finanza;
  7. Rapporti con la Pubblica Amministrazione;
  8. Uso dei Sistemi informativi e del web;
  9. Altri documenti specifici dell’Azienda;

Possiamo quindi già comprendere come il modello 231/01 abbia adottato un’azione di formazione, informazione e monitoraggio continuo dell’applicazione delle direttive di legge che garantiscono una maggior diffusione delle pratiche e della cultura della sicurezza e, nel contempo, chiarendo le attribuzioni in maniera univoca, una responsabilizzazione degli organismi direttivi apicali nell’applicazione della norma.

Il D.Lgs. 231/2001 chiarisce anche che l’azienda o l’ente deve essere dotata di un proprio esclusivo modello, frutto di un’attenta analisi dei processi aziendali. Esso diventa quindi un ulteriore strumento di monitoraggio della congruenza delle attività del personale con il modello e con le norme stabilite dal codice, ma anche dei flussi di informazioni e di attività dell’ente.

Come vediamo, la corretta gestione del “Modello 231” diventa un potente strumento di comunicazione interna ed esterna, ma può essere inteso anche come un modo per gestire il personale, poiché, con la sua attuazione, contribuisce alla creazione di una cultura interna all’azienda con azioni di tipo:

  • Top Down: l’azienda e la Direzione Risorse Umane strutturano insieme il “Modello 231” disegnando la strategia aziendale che muoverà l’impresa negli anni a seguire anche nella gestione delle Risorse Umane. Questo tipo di azioni ha ripercussioni sulla vision, sulla mission, sulla carta dei valori e sui modelli gestionali che riguardano il personale. L’impresa che adotta strumenti di questo tipo, mostra di avere un occhio di riguardo verso il dipendente, un atteggiamento che diventa fonte di attrazione dei talenti. Palesando i contenuti del “Modello 231” l’azienda attua un cambiamento interno che si riflette nella cultura aziendale di impresa, fortificandola;
  • Bottom Up: il personale riconosce che il disegno delineato dal “Modello 231” influenza positivamente la gestione del personale e, riconoscendovi, va attuandolo, diventando così il motore del cambiamento interno voluto dall’azienda e dalla Direzione Risorse Umane, contribuendo non poco a generare una nuova cultura di impresa che mostra maggiore attenzione al personale. Il riconoscimento apre un canale di dialogo con i vertici. Questo nuovo atteggiamento influenza positivamente il rapporto con l’impresa rendendola da un lato maggiormente attrattiva e dall’altro, influenzando il rapporto tra i membri, consolida il gruppo interno contribuendo allo scambio delle informazioni e delle buone prassi. In questo modo il “Modello 231” diventa uno strumento per la gestione positiva del personale e per la gestione del cambiamento;

Anche in questo caso, possiamo capire come la formazione assuma un valore centrale nel trasferimento delle conoscenze e delle regole previste dai documenti di sistema e dai verbali redatti dall’O.d.V., che diventano parte integrante e regolativa delle attività che si svolgono all’interno e all’esterno dell’azienda o dell’ente, mettendo ancora una volta la gestione delle risorse umane al centro dell’attenzione gestionale.

Se hai domande da porci scrivici

Se questo articolo ti è piaciuto forse ti può interessare anche:

L’anima del business

Azienda liquida

Risorse Umane, risorse di valore

Caso pratico di intervento in azienda

 

 

[1] Il d.lgs. 231/2001 è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140, la Legge 300/2000 sulla Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2000, n. 250

[2] Tratto da Materiali di Cultura d’Impresa e del Lavoro 2015 del Prof. Renato Pilutti

[3]Art. 5.Responsabilità dell’ente: 1. L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché’ da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). 2. L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

[4] Art. 4. Reati commessi all’estero comma 1 D.lgs. 231/01.

[5]Il Decreto prevede infatti, a carico dell’impresa, una responsabilità amministrativa che si concretizza però attraverso sanzioni rilevanti per la sopravvivenza dell’impresa sul mercato, come  l’applicazione di un’ammenda fino ad un milione di euro, l’interdizione e la sospensione dell’attività, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione  da contributi, il divieto di pubblicità, la confisca e la pubblicazione della sentenza sfavorevole. Tratto da Inquadramento delle problematiche relative all’applicazione del D.LGS 231/01  e servizi  che il C.I.C.A Bologna  può fornire alle imprese.

[6]Tratto da Materiali di Cultura d’Impresa e del Lavoro 2015 del Prof. Renato Pilutti

Licenza Creative Commons

Leave a Reply

error: Il contenuto di questa pagina è protetto!