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Condividere le conoscenze è una strategia vincente?

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La diffusione delle conoscenze come metodologia di autoformazione e condivisione delle buone prassi. Utopia o progetto concreto?

Tempo fa mi trovavo in un’azienda, una di quelle cresciute durante il boom economico del dopo guerra e che in tempi recenti aveva avuto diverse difficoltà, un po’ per il prodotto poco innovativo ed inadatto al mercato, un po’ perché c’era un gran bisogno di cambiamento, sentito ma non attuato.

Durante una visita per la strutturazione di un piano di change management, vidi un capoturno avvicinarsi ad una macchina, nascondere con il braccio sinistro il pannello di comando e con il destro digitare le istruzioni. Perché un team leader stava nascondendo a tutti il proprio lavoro? La motivazione risultò chiara quando esposi le mie perplessità al capo officina:

“Perché” mi rispose “se sei l’unico a sapere come si fa una cosa, sei indispensabile”.

Questa affermazione metteva in luce una cultura aziendale desueta, improduttiva, dannosa, volta a nascondere per primeggiare e non a condividere per migliorare. Mi chiesi quale fosse il vantaggio percepito perché è chiaro che era una strategia inefficace: quel capo turno dimenticava che fuori dall’azienda c’è un mercato del lavoro aperto e molto attivo, dove le conoscenze non sono monopolio di pochi ma a disposizione di molti, se non di tutti. L’azienda avrebbe potuto benissimo assumere qualcun’altro per programmare quella macchina.

In seconda battuta possiamo fare un discorso più ampio affermando che l’esclusività dell’informazione è sinonimo di immobilismo, mentre la condivisione è, invece, evoluzione e crescita.

Sembrava che nessuno in azienda si fosse fermato a meditare sulle pericolose conseguenze del monopolio delle informazioni.

Il monopolio si verifica quando una o più persone (oligopolio) detengono il completo controllo di un prodotto decidendone il prezzo e chi ne sarà il fruitore. In questo modo ad avvantaggiarsi è il monopolista, ad indebolirsi, invece, è il fruitore che sarà costretto a comprare al prezzo e alle condizioni imposte dal monopolista.

Così dicendo, sembra che io stia dando ragione al capo turno, invece non è così. Detenere l’esclusiva su un’informazione, avvantaggia il monopolista ma non dimentichiamo che porta grandi svantaggi per gli altri attori, in questo caso i colleghi. Ancora una volta sembra che io stia approvando il comportamento del monopolista, in verità è l’esatto contrario.

L’azienda, che è formata da un gruppo di persone, funziona come il mercato, dove se il capoturno (monopolista) ha un vantaggio, tutti gli altri (clienti) hanno uno svantaggio o una perdita perché il monopolio fa sempre crescere il prezzo del prodotto (costi di gestione).

Sapendo, però, che il sapere è distintivo di una professionalità, come facciamo a convincere il monopolista ad agire con le regole della sharing economy?

rete

La tesi della condivisione delle informazioni come vantaggio di tutti, deve però essere condivisa da tutti quindi dobbiamo individuare una strategia che sia win – win ovvero dove tutti guadagnano qualcosa. Paradossalmente, l’unico modo per far vincere tutti è quello di condividere pubblicamente l’idea: il primo a proporla all’interno del team di lavoro, ne possiede la paternità[1].

Stimolare una cultura della condivisione delle conoscenze, o sharing knowledge, è una strategia vincente per tutti gli attori. Vediamo come:

  • Monopolista: detiene la paternità dell’informazione, quindi diventa attore principale e motore del miglioramento del gruppo;
  • Mercato: l’azienda beneficia di una libera circolazione di idee in ambiente controllato e di proposte bottom up che, in relazione alla direzione del flusso delle informazioni, porterà freschezza, risparmio di costi, innovazione, eccetera;

 

Questo è il principio delle scatole per i suggerimenti, del brain storming, delle mappe mentali e di tutti quegli strumenti di comunicazione interna che portano alla condivisione delle idee basandosi sul principio che ciò che ha valore è di tutti e per tutti.

Piero Vigutto

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[1] DONADIO A. (Partner e social transformation strategist hitrea) Personal Knowledge: diffondilo per proteggerlo, Linkedin 03/03/2016

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2 Recent Comments

  • graziana
    20 Giugno 2016

    Naturalmente sono assolutamente d’accordo sul fatto che la condivisione dei saperi sia fondamentale per la crescita e l’innovazione di un’azienda. Sono anche consapevole che vi è una cultura ostacolante in questo senso. Non credo che il cambiamento degli atteggiamenti possa avvenire spontaneamente. Bisognerebbe che gli imprenditori in primis comprendessero il valore dello scambio e della condivisione. Dopodiché sarebbe forse possibile inserire nell’organizzazione aziendale un team in grado di gestire i flussi informativi e comunicativi con un costo in risorse umane che sarebbe senz’altro ammortizzato a breve dai risultati.

    Reply
    • admin
      21 Giugno 2016

      Gentilissima,
      grazie per il puntuale commento. Effettivamente sta all’imprenditore, al CDA, al management creare le precondizioni affinché ci sia uno scambio attivo delle idee. Senza questa azione non avremo mai la possibilità di vedere sbocciare il potenziale del personale e quindi avremo una macchina che cammina con il freno a mano tirato.

      Reply

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