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Motivare al cambiamento… forse

Cambiamento is the new black…! E allora Psicocosi dell’ultim’ora unitevi nel proporre corsi per cambiare dentro e fuori, nuovi approcci alla vecchia vita, vecchie formule ammantate di nuovo e camminate sul fuoco, che non stanno mai male. Accorrano anche tutti coloro che cercano risposte facili, mutamenti caratteriali immediati, pozioni magiche e imbonitori per nulla a buon mercato allo scopo di ricevere in quattro e quattr’otto ed in esclusiva (assieme ad altre migliaia di creduloni) la ricetta per una vita di successi.

Felici e con il portafoglio vuoto si fermino un attimo i “Cambiati” e coloro che beneficiano di una rinnovata motivazione, riguardino indietro la via verso Damasco su cui son stati fulminati dalle parole scontate di quello o quell’altro che han promesso mutazioni tempestive e si facciano una domanda: Quale cambiamento è realmente avvenuto? Se cercavate un attimo di felicità so che Aldo, Giovanni e Giacomo saranno presto in tour per un importo decisamente inferiore rispetto a quello che vi hanno spillato gli Psicoguru che riempiono i palazzetti dello sport e anche degli Psicocosi che vi offrono ricette che di segreto hanno ben poco. Se invece cercavate il cambiamento vero, noterete che in capo ad una settimana o poco più quel brividino che l’imbonitore di turno vi aveva trasmesso sta scomparendo. Perché? Perché non c’è struttura nel cambiamento proposto.

Purtroppo per chi ha investito in questi esaltanti momenti collettivi o personali, il vero cambiamento non è così repentino. Il cambiamento è lento, lentissimo a volte, e prevede l’investimento di molte energie emotive da parte di chi vuole cambiare. Questo significa che i fine settimana motivazionali con super personaggi a 2000€ a giornata (se bastano) portano solamente ad uno stato di galvanizzazione transitoria che si scontra poi con la vita reale. Un corso motivazionale di un giorno sta al cambiamento come la tovaglia buona della nonna sta al paracadutismo. Sarà anche carino buttarsi dall’aereo tenendola tesa sopra la testa, ma i risultati saranno disastrosi.

Se vi dicono che per cambiare è sufficiente leggere un libro, vi stanno mentendo. Se vi dicono che dopo il primo splendido incontro (i cui effetti sono durati solo qualche giorno) ve ne serve un altro e poi un altro ancora perché i livelli motivazionali sono tanti quanti i gironi del purgatorio, ebbene non vi stanno aiutando ma stanno creando una “dipendenza da motivatore”. Alla fine degli incontri vi resterà il desiderio di comprare di nuovo quella sensazione che il personaggio di turno vi ha trasmesso, quando invece dovrebbero rimanervi gli strumenti da utilizzare ogni giorno, per riflettere su quello che avete fatto e su quello che dovete fare e che vi permettano di creare una vostra zona di confort senza rimanere attaccati al cordone ombelicale del Guru di turno.

Cambiare è difficile e lento. Cambiare è un lavoro che parte in primis da una necessità personale e continua sulla strada lunga e difficile della consapevolezza. Se qualcuno vi offre una ricetta sicura, standardizzata, un programma ben definito che promette risultati veloci e che magari viene proposta nella sua immutata struttura anche ad altre persone o ad altre organizzazioni, ricordate che voi e le vostre imprese siete unici e se siete unici la formula che ha funzionato per qualcuno spesso non funziona per un altro.

Prima di cercare il cambiamento ad ogni costo bisogna capire cosa se c’è che non funziona, analizzare, ponderare, trovare lo strumento giusto per intervenire, osservarne i risultati e soprattutto avere pazienza perché i miracoli non li fa più nessuno da un paio di millenni. Ci vuole tempo? Sicuro, Roma non fu costruita in un giorno. Si fa fatica? Ovviamente, state cambiando voi stessi o la vostra organizzazione è chiaro che sarà faticoso. Costa? Certo, ma forse è meglio investire in una soluzione che porta risultati veri piuttosto che in pseudo maghi che creano dipendenza e per giunta vi lasciano i problemi che avevate o ve ne creano di altri.

Rifletteteci.

2 Recent Comments

  • Marian
    30 agosto 2017

    Ciao Piero, il tuo articolo è molto interessante e realistico! Ti parlo da ex partecipante a corsi di questo tipo. Secondo la mia esperienza sono tre le più grosse lacune che ho riscontrato nei corsi motivazionali:

    1. La mancanza di autodisciplina individuale viene spacciata per mancanza di motivazione: la motivazione si “vende” meglio per molte ragioni che sono ben intuibili.
    Ad esempio è più appetibile sentirsi dire per il 90% del tempo: “pensa in grande, tutto è possibile” rispetto a: “per raggiungere risultati straordinari, dovrai faticare costantemente in modo straordinario, e non è detto che ce la farai a vincere”.

    2. “Se ce l’hanno fatta loro ce la puoi fare anche tu”: insomma, troppo semplicistico, dipende molto dal come, cosa, perché, quando e in quale contesto chi ce l’ha fatta a raggiungere i risultati che desideriamo sono riusciti a raggiungerli. In questo caso, secondo me, viene sfruttato molto il survival bias che viene ben spiegato in questo video: https://youtu.be/1k7jeQQdqPA?list=PLh5UiPpXUFYsKkW0bT7tzOeP5nDOZQOM4 mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, io l’ho trovato alquanto illuminante.

    3. Come dici tu, l’aspetto legato al creare una dipendenza tra il motivatore e il motivato, per cui il primo non da mai una vera soluzione praticabile al secondo, viene sempre rimandato ad un corso ancora più approfondito, ancora più avanzato e riservato ovviamente ai soli veramente motivati che in quanto tali dovranno spendere cifre astronomiche allo scopo di ricevere la “vera, unica e segreta soluzione” a tutti i loro problemi.

    Ecco alle volte ho l’impressione che basterebbe un minimo di buon senso. Siamo spinti a cercare scorciatoie e formule magiche, e troveremo sempre chi è disposto a vendercele, quando spesso basterebbe ricordare a noi stessi “chi la dura la vince”. Se insistiamo con determinazione riusciremo ad ottenere quello che vogliamo, o quanto meno aumenteremo la probabilità di avvicinarcisi.

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    • hro
      31 agosto 2017

      Splendido commento Marian. Credo che tu abbia centrato in pieno la questione. Ritengo che alcuni di essi siano capaci di creare attorno a questi percorsi motivazionali delle vere e proprie ideologie d’azione in modo da imbrigliare i partecipanti in dinamiche non sempre positive e fortemente includenti con uno scopo ben chiaro che poco ha a che fare con la crescita personale. Grazie per il tuo intervento.

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